2/12/2021

 

Salvatore Lo Bue e Roberto Triolo

 

 

 

Guida al credito d’imposta sui nuovi beni strumentali

 

Con l’iper ammortamento prima, e con il credito d’imposta poi, dal 2016 lo Stato italiano sostiene gli investimenti effettuati dalle imprese per l’acquisto di nuovi beni strumentali.

Un aiuto economico che, nella sua ultima evoluzione normativa, può consentire oggi alle aziende di recuperare fino al 50% dei costi sostenuti, ottenendo un credito d’imposta utilizzabile per compensare i contributi previdenziali, l’Irpef, l’Ires, l’Iva e tutto ciò che transita per F24.

 

Per rientrare nell’agevolazione, però, il bene acquistato deve possedere particolari requisiti tecnici, normativamente individuati. A distanza di cinque anni dall’introduzione del beneficio fiscale, è vero che si registra una maggiore consapevolezza rispetto a questa opportunità, ma, di pari passo, cresce anche la confusione in merito al range di applicazione. Ed è proprio in questa zona grigia interpretativa che si nascondono le maggiori insidie.

Il rischio, sempre dietro l’angolo, è quello di agevolare beni che sembrano possedere tutti i requisiti previsti ma che in realtà non lo
sono, oppure non possono essere integrati nell’ecosistema aziendale 4.0. Cosa si rischia in questi casi? Pesanti sanzioni e procedimenti penali.

Si fa presto a dire 4.0, ma occorre prestare molta attenzione.

 

 

Dall’iper ammortamento al credito d’imposta

Cosa è cambiato negli ultimi cinque anni

 

 

Le misure di sostegno agli investimenti effettuati dalle imprese italiane sono state introdotte dal Governo nell’inverno del 2016 con il piano Industria 4.0. Tra le varie agevolazioni messe a disposizione delle aziende, l’incentivo più gettonato è stato quello dell’iper ammortamento, una maggiorazione fittizia dei costi che consentiva un risparmio derivante dal minor gettito d’imposta.

Questa importante opportunità, nel 2020, è stata trasformata in credito d’imposta, mentre la legge di stabilità dell’anno successivo (n. 178 del 2021) ha aumentato la percentuale di agevolazione, elevandola dal 40% originario al 50% di oggi, nel caso di investimenti fno a 2 milioni e mezzo di euro. Un’intensità che scende poi progressivamente al 30% e al 10% dell’ultimo scaglione previsto, quello per gli investimenti da 10 a 20 milioni di euro. Sono stati abbassati anche gli anni di compensazione, da cinque a tre, con il primo anno di compensazione coincidente con quello in corso.

Negli ultimi cinque anni le regole del gioco sono più volte cambiate, spesso con limature sulla percentuale degli aiuti. Per esempio, sono state introdotte alcune soglie, alcune soglie, in modo tale che le somme stanziate potessero essere fruite anche dalle piccole e medie imprese. Quella che non è mai cambiata, però, è la materia tecnica sottostante, con particolare riferimento ai requisiti di eleggibilità e le caratteristiche tecnologiche richieste, affinché un impianto risulti agevolabile.

Non è sufficiente che il bene acquistato presenti tutti i requisiti necessari. Anche l’azienda è chiamata a fare la propria parte, predisponendo un ambiente produttivo che sia realmente 4.0, integrando e interconnettendo il bene in questo contesto.

 

Beni agevolabili, l’allegato A e il contesto aziendale

 

 

Negli anni è stato chiarito che il contesto in cui le agevolazioni sono fruibili non è limitato solamente a quello produttivo ma può interessare qualsiasi settore economico. Non esiste quindi una potenziale esclusione di tipo soggettivo. La norma recita infatti che il credito d’imposta riconosciuto per gli investimenti in beni strumentali è accessibile da tutte le imprese con sede in Italia, incluse le stabili organizzazioni di soggetti non residenti, indipendentemente dalla forma giuridica, dal settore economico di appartenenza, dalla dimensione e dal regime fiscale di determinazione del reddito.

I beni devono essere nuovi e strumentali, ma questo non basta. Per acquisire l’ulteriore agevolazione rispetto all’ex super ammortamento, devono essere eleggibili a soddisfare le caratteristiche tecnologiche insieme all’impresa. L’allegato A della legge n. 232 del 2016, che individuava i beni materiali 4.0 agevolabili con l’iper ammortamento, è tutt’oggi ancora valido. Ma essendo stato pensato inizialmente per il settore produttivo (nello specifico, per la manifattura discreta) non dirime i dubbi su beni destinati a contesti differenti. Tendenzialmente possiamo dire che ogni bene ha la dignità di risultare eleggibile, ma in alcuni casi è più complesso soddisfare quei requisiti richiesti di integrazione e interconnessione al sistema aziendale 4.0.

Molte aziende rischiano di non poter godere dell’agevolazione, non a causa del bene acquistato ma perché non sono strutturate con un
sistema informativo in grado di soddisfare i requisiti. Ricordiamo inoltre che godono dell’agevolazione anche i beni immateriali, ovvero i software con puntuale distinzione. Nel caso in cui siano necessari per il funzionamento degli impianti (embedded),scontano le stesse aliquote del bene principale (50%, 30% o 10% in funzione degli scaglioni) mentre nel caso in cui siano stand alone, ovvero abbiano un funzionamento autonomo, sono agevolabili nella percentuale del 20% fisso.

 

2021 o 2022

Quando investire in beni strumentali 4.0?

 

Abbiamo detto che per il 2021 l’intensità dell’agevolazione può raggiungere il 50% per investimenti fino a 2,5 milioni di euro. Ma attenzione, a partire dal prossimo anno l’incentivo scenderà al 40%. Se si ha quindi l’intenzione di effettuare investimenti in beni 4.0, il suggerimento è quello di completare l’investimento entro il prossimo 31 dicembre, o quantomeno di versare un acconto pari al 20% del costo di acquisizione entro il 31 dicembre e completare l’investimento entro il 30 giugno 2022, in modo tale da poter poi richiedere l’agevolazione al 50%.

Come per altre agevolazioni vale il principio della retroattività. Nel nostro caso, il credito d’imposta al 50% può essere richiesto per
tutti gli investimenti in beni materiali 4.0 effettuati a partire dal 16 novembre 2020. L’agevolazione è cumulabile con le altre opportunità fiscali in vigore (come ilBonus Mezzogiorno riservato alle aziende con sede in una delle regioni del Centro-Sud Italia) e con altri incentivi che fanno leva sugli stessi costi, a condizione però che il cumulo non superi il costo sostenuto.


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