L’EU Industrial R&D Investment Scoreboard rivela un rallentamento complessivo e sottolinea la necessità di una risposta politica per rilanciare ricerca e sviluppo
La crescita degli investimenti in ricerca e sviluppo da parte delle aziende europee ha rallentato. A dirlo è l’edizione 2025 dell’EU Industrial R&D Investment Scoreboard, che ha anche evidenziato, viceversa, il significativo aumento nei settori della salute e dell’energia, che hanno addirittura superato le rispettive controparti globali.
Pubblicato dal 2004 dallo European Commission’s Joint Research Centre, in collaborazione con la Direzione Generale per la Ricerca e l’Innovazione, l’EU Industrial R&D Investment Scoreboard raccoglie i dati economici dagli ultimi bilanci delle prime 2.000 aziende mondiali per investimenti in R&S. Include inoltre un campione esteso delle prime 800 aziende con sede nell’UE. Dunque gli investimenti delle imprese coperte dallo Scoreboard rappresentano quasi il 90% di tutta la R&S finanziata privatamente a livello globale.
Il valore unico dello Scoreboard risiede nel suo duplice ruolo: è al contempo una fonte di dati e uno strumento di policy, reso ancora più autorevole da vent’anni di pubblicazione ininterrotta. Dal suo esordio infatti, è diventato una delle poche fonti di libero accesso sui dati di investimento in R&S a livello aziendale, in grado di offrire una panoramica dettagliata e tempestiva delle tendenze globali.
L’edizione 2025 mette in luce diverse tendenze chiave. La prima è che è finita l’era delle aziende automobilistiche come principali investitori in R&S. Oggi la nuova era è digitale ed è dominata dai cinque colossi ICT statunitensi: Amazon, Alphabet, Meta, Microsoft e Apple. In secondo luogo, gli investimenti in R&S sono sempre più concentrati, in particolare tra queste cinque aziende, che ora rappresentano circa il 15% della spesa privata globale in R&S. Una concentrazione simile si riscontra nelle loro vendite, nei brevetti e nei profitti.

Il calo della quota dell’UE e l’internazionalizzazione della R&S
Nonostante questa dominanza statunitense, l’UE mantiene una quota significativa della ricerca e sviluppo privata globale, a testimonianza dell’importanza della sua base industriale e della sua capacità di innovare. Questa quota è però in calo e si è attestata al 16,2% nel 2024 rispetto al 21,4% di un decennio fa. Germania e Francia sono i principali motori all’interno dell’UE e contribuiscono a circa il 68% della R&S privata totale, con Svezia, Paesi Bassi, Danimarca e Italia che giocano anch’essi ruoli importanti.
Una novità rilevante di questa edizione è la riclassificazione degli investimenti in R&S in base al luogo in cui vengono effettivamente realizzati, anziché alla sede legale dell’azienda. Questo cambiamento restituisce un quadro più accurato e rivela in modo esplicito come la ricerca e sviluppo sia sempre più condotta a livello internazionale. Ad esempio, 14 aziende per un totale di 18 miliardi di euro in R&S sono state riclassificate fuori dai Paesi Bassi, il cui principale investitore, ASML, ora si colloca al 57° posto a livello globale. Il che riflette una più ampia tendenza, iniziata decenni fa, verso l’internazionalizzazione di questo settore. Mentre le aziende europee conducono una parte significativa (in media il 14,3%) della loro R&S in filiali statunitensi, le aziende USA destinano all’UE una quota minore e in calo (in media il 5,8%) della loro R&S.

Dati chiave del 2024
A livello globale, le prime 2.000 aziende hanno investito 1.442,6 miliardi di euro in R&S nel 2024, con un tasso di crescita del 6,3%. Gli USA e il resto del mondo hanno guidato questa crescita (rispettivamente 7,8% e 8,1%), mentre la crescita dell’UE, pari al 2,9%, è stata più moderata, simile a quella della Cina (3,9%). Gli investimenti rimangono altamente concentrati in pochi settori chiave. Oltre l’80% proviene infatti dagli ambiti software ICT, hardware ICT, salute e automotive. Gli USA primeggiano incontrastati nei primi tre; l’Europa resiste solo nell’automotive, ma accusa un ritardo crescente proprio nel software, il cuore pulsante dell’innovazione digitale.
Il settore del software ICT assorbe ormai la fetta più ampia degli investimenti globali in R&S, e qui le aziende statunitensi esercitano un dominio schiacciante, a livelli mai visti nei vent’anni di storia dello Scoreboard. Parallelamente, la R&S si sta rapidamente polarizzando attorno a poche corporation statunitensi. Negli ultimi quindici anni, i primi cinque colossi tecnologici hanno più che raddoppiato il loro peso sull’intera torta degli investimenti globali. E non è solo ricerca: la loro avanzata è ancora più vistosa sul fronte dei profitti e delle vendite, segno di una concentrazione di potere economico e tecnologico senza precedenti.
Andamento degli investimenti dell’UE in R&S per settore
Nel corso del 2024, l’ammontare complessivo degli investimenti in ricerca e sviluppo da parte delle imprese con sede nell’Unione Europea ha visto una crescita di appena il 2,9% – un calo significativo rispetto al +9,3% del 2023 . A fronte di questa fase di stasi, alcuni comparti hanno invece mostrato una spiccata vivacità. Il settore sanitario europeo ha incrementato la spesa in R&S in misura rilevante e superato ampiamente i tassi di crescita statunitensi e cinesi. Anche il comparto energetico ha fatto segnare un’impennata marcata e si è collocato ben al di sopra dei competitor internazionali. In controtendenza, il settore ICT ha subito una contrazione, e il principale finanziatore dell’innovazione europea, l’industria automobilistica (87 miliardi di euro), è rimasto stagnante con una crescita dello 0,8%, e indietro rispetto alla Cina (11,9%) e al Giappone (12,3%).

Flussi di CapEx, leader dell’innovazione e brevetti
Un altro elemento chiave è rappresentato dalla spesa totale in conto capitale (CapEx), che è cresciuta del 7,7%. Questa crescita è stata trainata principalmente dalle aziende statunitensi di software ICT, la cui CapEx è aumentata del 50,5% nella corsa alla costruzione di data center e infrastrutture correlate al boom dell’AI. Anche le aziende energetiche europee hanno mostrato un forte aumento della CapEx (+23%), ma con un’attenzione più incentrata alla transizione green. Al contrario, la CapEx complessiva della Cina è diminuita del 2,2% – il primo calo dal 2016 – con significative contrazioni nei settori delle costruzioni e materiali, automotive e industriale.
Gruppi di performance innovativa e crescita della ricerca e sviluppo
L’analisi di quest’anno delle prime 800 aziende europee per investimenti in R&S introduce una nuova prospettiva e le classifica secondo i gruppi di performance del Quadro europeo di valutazione dell’innovazione (European Innovation Scoreboard – EIS), ovvero leader dell’innovazione, innovatori forti e innovatori moderati. I dati, in quest’ottica, rivelano una chiara correlazione tra l’ecosistema innovativo di un paese e la crescita della R&S aziendale.
Un’analisi aggiornata dei brevetti verdi conferma che le aziende europee mantengono una posizione di leadership globale nelle invenzioni green legate all’economia circolare, alle industrie ad alta intensità energetica e ai trasporti puliti. Tuttavia, sono in ritardo nelle invenzioni all’intersezione tra trasformazione green e digitale, nota come doppia transizione. In termini di depositi cumulativi internazionali di brevetti verdi, l’UE continua a guidare insieme al Giappone, sebbene la Cina stia rapidamente recuperando. Al 2021, la specializzazione dell’UE è evidente nelle industrie ad alta intensità energetica e nell’economia circolare, mentre si colloca al secondo posto dietro il Giappone nei trasporti puliti. Il suo principale punto debole rimane nelle tecnologie legate alla doppia transizione.
All’interno dell’UE, Germania e Francia dominano nella maggior parte delle aree chiave delle tecnologie verdi. Ma diversi altri Stati membri – in particolare Svezia, Finlandia e Irlanda – dimostrano punti di forza specifici nel settore della doppia transizione.
Dallo scoreboard alla strategia
«Dobbiamo garantire che le nuove tecnologie siano sviluppate, implementate e diffuse in tutta la nostra economia», ha dichiarato Ekaterina Zaharieva, Commissaria per le Startup, la Ricerca e l’Innovazione, commentando i dati dello scoreboard. «Oggi l’energia è il settore in più rapida crescita negli investimenti in R&S nell’UE. Ora dobbiamo rafforzare i nostri ecosistemi di innovazione e potenziare le nostre startup e PMI affinché possano contribuire alla nostra competitività e prosperità».
La risposta dell’UE è stata multiforme, ma sembra ancora insufficiente a colmare il divario. Un pilastro fondamentale è il Competitive Compass, adottato dalla Commissione Europea il 29 gennaio 2025, che rappresenta la più significativa risposta politica al rapporto Draghi (2024). Il suo principio guida per l’azione europea si basa su tre imperativi: colmare il divario nell’innovazione, creare una roadmap congiunta per decarbonizzazione e competitività, e ridurre le dipendenze.
A questo si affianca una serie di altre iniziative chiave, tra cui la strategia UE per le Startup e le Scaleup, la legge per i materiali avanzati, la strategia Apply AI, il Clean Industrial Deal, e il futuro European Innovation Act (previsto per il primo trimestre del 2026), che promuoverà sandbox normativi e un processo decisionale favorevole all’innovazione. L’efficacia di queste iniziative politiche – se non verranno ridotte o messe in discussione – sarà cruciale per mantenere (e recuperare) la posizione competitiva dell’Europa, perché la spesa globale in R&S continua a crescere e non aspetta il vecchio continente.


