martedì 05 Ago, 2025

L’ok al regolamento UE per l’accesso forzato ai brevetti

Il compromesso politico siglato quest’anno introduce per la prima volta una procedura unica europea per le licenze obbligatorie in caso di emergenza

Pandemie, shock geopolitici, vulnerabilità industriali. A partire da queste urgenze, l’UE ha approvato un nuovo regolamento sulle licenze obbligatorie, primo tassello operativo del patent package che punta a rafforzare la sicurezza tecnologica e la competitività dell’industria europea.

Nel maggio 2025, l’Unione Europea ha trovato un accordo politico su un nuovo regolamento che introduce un sistema unico di licenze obbligatorie a livello comunitario. Si tratta di uno strumento pensato per affrontare situazioni eccezionali, come pandemie, disastri ambientali o blocchi geopolitici, in cui l’accesso a determinati brevetti risulti essenziale per la gestione della crisi. In questi casi, e solo dopo aver tentato senza successo un accordo con il titolare del brevetto, la Commissione potrà autorizzare temporaneamente l’uso del brevetto senza il consenso del titolare, con precisi limiti e garanzie.

Un meccanismo unico per affrontare le crisi

L’obiettivo è superare la frammentazione attuale, che vede 27 regimi nazionali diversi e non coordinati tra loro. Una lezione che arriva direttamente dall’esperienza della pandemia da COVID-19, quando l’assenza di regole comuni ha rallentato la produzione e la distribuzione di prodotti sanitari critici. Con questa iniziativa, l’UE punta a garantire una risposta più rapida e prevedibile in caso di emergenze transfrontaliere, evitando ritardi e incertezze operative che potrebbero compromettere la disponibilità di beni strategici.

La licenza potrà essere rilasciata solo dopo che sia stata formalmente dichiarata una situazione di emergenza a livello UE e solo quando sia dimostrato il fallimento di accordi volontari con il titolare del brevetto. È prevista una durata limitata e l’obbligo di riconoscere un compenso adeguato al detentore dei diritti, mentre sono escluse dal campo di applicazione alcune categorie particolarmente sensibili, tra cui il gas naturale, i microchip e i prodotti per la difesa.

Il compromesso finale, frutto di un lungo negoziato tra Parlamento e Consiglio, ha inserito anche alcune tutele importanti per limitare l’impatto sui diritti di proprietà intellettuale. Tra queste, il divieto di imporre la condivisione forzata di segreti industriali o know-how riservati. L’obiettivo è evitare di compromettere la competitività tecnologica delle imprese coinvolte, limitando la portata della licenza al solo uso del brevetto. 

L’accordo politico raggiunto dovrà ora essere tradotto in un atto legislativo formale attraverso l’adozione definitiva da parte del Parlamento europeo e del Consiglio UE, secondo la procedura ordinaria. 

Il patent package riforma la proprietà intellettuale 

L’accordo politico raggiunto è il primo intervento normativo concretamente approvato nell’ambito del più ampio progetto di riforma della proprietà intellettuale in corso a livello europeo, noto come patent package. Presentato dalla Commissione Europea nell’aprile 2023, il package include una serie di iniziative legislative pensate per modernizzare il sistema brevettuale dell’Unione, rafforzare la competitività delle imprese e rendere il mercato unico più efficiente anche in ambito tecnologico. 

In particolare, il patent package include tre proposte principali: la riforma dei certificati di protezione complementare, la regolamentazione dei brevetti essenziali per uno standard e, appunto, l’istituzione di una licenza obbligatoria europea da attivare in caso di crisi. I certificati di protezione complementare (supplementary protection certificates o SPCs) sono strumenti giuridici che prolungano la durata dei brevetti per farmaci e prodotti fitosanitari, compensando il tempo perso durante i lunghi iter di autorizzazione all’immissione in commercio. Quanto alla regolamentazione dei brevetti essenziali per uno standard (standard essential patents o SEPs), questi tutelano tecnologie indispensabili per implementare standard industriali condivisi, come il 5G o il Wi-Fi. La proposta della Commissione introduce un registro europeo dei SEPs, una procedura di valutazione dell’essenzialità dei brevetti e nuove regole per garantire l’accesso equo e trasparente alle licenze.

La Commissione ha motivato questo pacchetto con la necessità di ridurre la frammentazione normativa, velocizzare le procedure di registrazione e tutela dei diritti di proprietà intellettuale e favorire un accesso più equo ed efficace alle tecnologie critiche. 

Verso l’autonomia strategica aperta

Il contesto in cui il piano ha preso forma è quello post-pandemico, segnato non solo da ritardi nelle forniture e difficoltà nell’accesso a prodotti regolati da brevetti, ma anche da una crescente consapevolezza della necessità per l’Europa di ridurre le proprie dipendenze strategiche in settori chiave come energia, salute, digitale e difesa. Da questa esigenza è nato il concetto di autonomia strategica aperta, una linea d’azione che mira a rafforzare la capacità dell’UE di affrontare situazioni critiche senza dipendere in modo eccessivo da tecnologie o forniture esterne, mantenendo al contempo un’apertura selettiva verso i mercati globali. L’accordo sulle licenze obbligatorie si inserisce coerentemente in questa impostazione, configurandosi come uno strumento giuridico per mobilitare rapidamente risorse brevettuali già presenti nel territorio europeo in caso di crisi. 

Le istituzioni europee hanno accolto con favore l’intesa raggiunta nel maggio 2025, presentandola come un equilibrio tra capacità di risposta alle emergenze e salvaguardia dell’innovazione. Stéphane Séjourné, Vicepresidente esecutivo della Commissione con delega alla prosperità e alla strategia industriale, ha dichiarato: «Si tratta di un altro strumento per rafforzare la resilienza e la preparazione dell’Unione europea alle crisi. Imparando dal passato, stiamo facendo un uso intelligente del diritto di proprietà intellettuale. L’accordo è un risultato equilibrato che sostiene sia l’innovazione sia la competitività e dimostra che la proprietà intellettuale può essere uno strumento potente per rispondere alle sfide future».

L’appello delle imprese per un equilibrio tra accesso e tutela

Tuttavia, una visione più cauta arriva invece dai settori ad alta intensità tecnologica, in particolare quello digitale, manifatturiero, farmaceutico e delle tecnologie mediche. Se da un lato sono state ottenute importanti tutele nel testo finale del regolamento, dall’altro persistono forti riserve tra le imprese dell’ICT e dell’high-tech, che temono un impatto negativo sull’ecosistema dell’innovazione.

BusinessEurope, la principale organizzazione che rappresenta le imprese europee in tutti i settori, a febbraio ha inviato una lettera aperta ai membri del Parlamento Europeo. In essa, ha sottolineato i potenziali rischi legati all’introduzione delle licenze obbligatorie, avvertendo che queste potrebbero indebolire la competitività dell’industria europea e disincentivare gli investimenti in ricerca e sviluppo nei settori strategici.

Le preoccupazioni dell’industria ad alta tecnologia

La stessa BusinessEurope aveva già anticipato le sue posizioni nel maggio 2024 con la firma di una dichiarazione congiunta insieme a DIGITALEUROPE (digitale e tech), MedTech Europe (tecnologia medicale), Eurochambres (Camere di commercio europee) ed EFPIA (farmaceutico). In quel documento, le organizzazioni riconoscevano la necessità per l’UE di dotarsi di strumenti efficaci per affrontare future crisi, ma criticavano l’impostazione iniziale della proposta della Commissione, ritenendola potenzialmente lesiva per la competitività dell’industria europea.

Richieste e timori del settore hi-tech sulle licenze obbligatorie

Tra le principali richieste figurava al primo posto il riconoscimento della licenza obbligatoria come strumento di ultima istanza. Inoltre, veniva richiesta l’esclusione esplicita di segreti industriali e know-how, insieme a definizioni più precise per termini chiave come “crisi” ed “emergenza”. E ancora, si domandava l’istituzione di un ruolo strutturato per gli esperti industriali nei processi decisionali. Infine, la garanzia di una revisione giudiziaria efficace a tutela dei titolari dei diritti. Le federazioni avvertivano che, senza queste correzioni, l’intervento normativo avrebbe potuto generare un clima di incertezza e di conseguenza scoraggiare investimenti e trasferimenti tecnologici proprio nei settori ad alta intensità innovativa.

Inoltre, DIGITALEUROPE, la federazione che rappresenta le principali imprese tecnologiche attive nel mercato europeo (tra cui Apple, Google, Siemens e SAP), aveva già espresso autonomamente le proprie riserve sull’approccio della Commissione. In una presa di posizione pubblicata nel 2021 in risposta all’IP Action Plan (il documento strategico che ha gettato le basi per il successivo patent package), l’organizzazione aveva definito le licenze obbligatorie una «estrema deviazione dal regime ordinario di tutela brevettuale». Anche secondo DIGITALEUROPE, un’estensione eccessiva del perimetro normativo rischierebbe di «danneggiare seriamente l’ecosistema dell’innovazione», disincentivando i partner globali dal condividere tecnologie sensibili con soggetti europei. Le preoccupazioni principali riguardano la protezione del know-how, dei segreti industriali e degli asset intangibili non brevettati, come il codice sorgente e gli algoritmi, che rappresentano una componente strategica per molte aziende del settore.

La richiesta di chiarezza e tutele per l’innovazione

Inoltre, anche la Camera di Commercio UE-USA (AmCham EU), attraverso il suo IP Committee, ha inviato una lettera alle istituzioni l’11 febbraio 2025, nella quale ribadisce che un’applicazione troppo ampia delle licenze obbligatorie potrebbe scoraggiare investimenti nei settori ad alta intensità tecnologica proprio nel momento in cui servirebbero maggiori incentivi alla cooperazione. La lettera riconosce alcuni miglioramenti introdotti durante il negoziato, come la centralità del principio di last resort e la protezione dei segreti industriali, ma insiste sulla necessità di maggiori controlli indipendenti e di una chiara delimitazione delle situazioni applicabili.

Pertanto, dimostrare che le licenze obbligatorie possono coesistere con una forte tutela della proprietà intellettuale è oggi il banco di prova per l’Europa. Se il nuovo quadro scoraggia gli investimenti o altera gli incentivi all’innovazione, rischia di compromettere proprio quella resilienza che intende rafforzare. Solo un equilibrio attento tra urgenza e visione strategica potrà tutelare davvero la competitività del continente.

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