Intervista ad Andrea Fedeli, Presidente di AWARE Think Tank, in occasione dell’evento finale dell’Academy 2025 e la sfida delle smart communities
L’8 luglio si è tenuto l’evento conclusivo dell’AWARE Academy 2025. Qual è stato il percorso di quest’anno?
L’AWARE Academy è un progetto formativo gratuito che abbiamo lanciato nel 2024 e che quest’anno è alla seconda edizione. Si tratta di un percorso pensato per giovani under 30 selezionati tramite bando pubblico, che ha l’obiettivo di stimolare la partecipazione alla costruzione delle politiche del futuro, con un approccio interdisciplinare e concreto. Quest’anno il tema abbiamo scelto le città e il proprio futuro come tema su cui concentrarsi, partendo dal concetto di smart communities: città quindi intese come ecosistemi urbani in cui persone, tecnologie e ambiente coesistono in equilibrio.
In cinque giornate intensive, svolte tra aprile e maggio, i partecipanti si sono confrontati con esperti, accademici, rappresentanti delle istituzioni e del mondo delle imprese. Le giornate si sono svolte secondo un modello euristico che ha unito formazione e policy-making, perché crediamo che il protagonismo giovanile non debba limitarsi all’ascolto, ma generare proposte concrete.
Il titolo dell’evento finale è stato “Città – destinazione futuro”. Cosa significa?
Il titolo si muove dall’idea che bisogna partire dai bisogni reali delle comunità urbane e cercare risposte non solo tecniche, ma anche culturali e sociali. Il concetto di città del futuro non può essere ridotto alla sola digitalizzazione: riguarda la vivibilità degli spazi, la sostenibilità dei servizi, l’inclusione delle persone, la resilienza delle infrastrutture.
Il lavoro svolto dai partecipanti dell’Academy si è tradotto in cinque policy paper che affrontano temi cruciali come la rigenerazione urbana, la mobilità sostenibile, i data center e l’impatto ambientale, il benessere urbano e la gestione dei dati pubblici. Il nostro obiettivo è costruire visioni, ma anche soluzioni applicabili, che siano frutto di un pensiero collettivo e interdisciplinare.
Città smart, ma anche comunità intelligenti. Perché questo cambio di paradigma è così importante?
Per anni si è parlato di smart city dando particolare attenzione agli aspetti tecnologici: sensori, big data, automazione. Ma la vera sfida oggi è costruire smart communities, ovvero comunità capaci di usare la tecnologia per migliorare la qualità della vita delle persone. Il passaggio è culturale: significa coinvolgere cittadini, imprese, istituzioni e corpi intermedi in un dialogo costante. La città intelligente è quella che sa ascoltare, adattarsi, evolvere. Non si tratta solo di infrastrutture digitali, ma di capitale umano, sociale e relazionale. È per questo che l’Academy insiste su una formazione trasversale: vogliamo che i partecipanti possano ricoprire il ruolo di policy designer consapevoli, ma soprattutto di cittadini attivi.
Tra i temi trattati quest’anno, anche il dibattito sui data center e l’impatto delle infrastrutture digitali. Come si lega questo tema alla trasformazione urbana?
È un tema attualissimo. L’Italia sempre di più sta diventando attrattiva per gli investimenti in data center e bisogna tener conto di questo dato nell’immaginare i territori in cui vivremo nei prossimi anni. Fermo restando che i data center rappresentano un’infrastruttura centrale per il funzionamento dell’economia digitale, per il loro sviluppo bisogna tener conto di diversi aspetti: dalla sostenibilità, alla pianificazione urbana, passando per la disponibilità delle infrastrutture di rete e di energia.
Quanto conta il dialogo tra giovani e istituzioni in un momento decisionale con una legge sulla rigenerazione urbana in discussione al Senato?
È fondamentale. Il nostro lavoro si basa proprio sull’idea che i giovani abbiano diritto non solo a partecipare, ma a incidere sulle scelte pubbliche. Per questo i momenti di confronto tra partecipanti dell’Academy e rappresentanti delle istituzioni non sono semplici “vetrine”, ma veri spazi di dialogo. Lo abbiamo reso concreto durante tutto il percorso anche dedicando una sessione specifica di confronto diretto tra i discenti e le istituzioni.
Il fatto che l’evento si tenga in Campidoglio, con il patrocinio di Roma Capitale e altre importanti istituzioni nazionali come ENEA e il Consiglio Nazionale Giovani, è per noi un segnale importante. Significa che c’è attenzione verso le nuove generazioni. E noi faremo di tutto per consolidare questi ponti.
Qual è il ruolo del mondo imprenditoriale in questo processo? Alcune aziende hanno sostenuto l’iniziativa.
Crediamo molto nelle alleanze pubblico-privato-sociale. L’edizione 2025 dell’Academy è stata possibile anche grazie al supporto di realtà come A2A, Trainline, NOESI Public Affairs. Sono aziende e organizzazioni che condividono con noi una visione d’insieme, orientata al lungo periodo, che non si limita alla logica del profitto ma abbraccia la responsabilità sociale e ambientale.Anche nel dialogo con queste realtà, i nostri giovani hanno potuto cogliere quanto sia importante integrare innovazione, sostenibilità e impatto. È una palestra di cittadinanza attiva, ma anche di visione imprenditoriale nuova.
Come immagina AWARE Think Tank le città del futuro, se dovesse sintetizzarlo in tre parole?
Partecipative, resilienti e umane. Partecipative perché devono coinvolgere tutti gli attori nel disegno delle politiche urbane. Resilienti perché devono saper fronteggiare le crisi – da quelle climatiche a quelle economiche – senza perdere coesione. E umane perché vorremmo siano orientate sui bisogni delle persone e da loro disegnate.
Infine, cosa si augura che rimanga ai partecipanti dell’Academy dopo questa esperienza?
Mi auguro rimangano due cose: consapevolezza e fiducia. Consapevolezza delle sfide che abbiamo davanti, che non sono né semplici né lineari. E fiducia nella possibilità di contribuire davvero al cambiamento.
Noi di AWARE Think Tank siamo convinti che il futuro si costruisce coinvolgendo chi lo abiterà. E le città, in particolare, sono il luogo in cui questo futuro prende forma. Se vogliamo che siano inclusive, sostenibili e innovative, dobbiamo partire dai giovani. E metterli nelle condizioni di pensare, proporre, agire.













