mercoledì 12 Nov, 2025

Digital assessment: il bando di Confindustria per migliorare la maturità digitale delle imprese

Una valutazione sistemica delle abilità digitali delle imprese per identificare gap e punti di forza. Aperto il bando ConfIN Hub (PNRR) a supporto di questo processo

L’industria 4.0, com’è noto, si propone di implementare in modo competitivo le industrie tramite la connessione di sistemi fisici e digitali, analisi complesse attraverso Big Data e, in generale, tramite l’utilizzo di macchine intelligenti, interconnesse e collegate a Internet. Un’azienda digitalizzata, virtuale ed efficiente nei tempi richiede parametri di valutazione condivisi che permettano di studiare strategie che migliorino le sue prestazioni. Data la molteplicità delle tecnologie da implementare si è reso necessario pensare dei piani di digitalizzazione accessibili e customizzabili per le imprese. Non si tratta solo di adottare nuove tecnologie, ma di ridefinire l’organizzazione del lavoro, la gestione dei dati, la relazione con i clienti e l’interazione tra uomo e macchina. In questo contesto, la digitalizzazione assume una funzione strategica: permette di ripensare l’intera architettura aziendale.

Cos’è l’assessment e come si svolge 

Uno dei momenti analitici del processo che in questo scenario ha particolare rilevanza è il digital assessment, cioè una valutazione sistemica dell’abilità di un’organizzazione di affrontare e intraprendere un processo di trasformazione. Si tratta di un processo attraverso il quale un’impresa può misurare il proprio maturity level, ovvero il suo grado di prontezza, di comprensione delle proprie capacità attuali e identificazione dei gap – tecnologici, culturali, organizzativi e strategici – da colmare per evolversi. L’obiettivo è quello di generare consapevolezza all’interno dell’organizzazione, orientare gli investimenti in modo più mirato, evitare sprechi, individuare aree fragili e soprattutto pianificare la trasformazione in modo sostenibile. L’assessment aiuta le aziende a determinare il loro livello di Industria 4.0 e identificare tecnologie e strategie da implementare in specifiche aree. Questo è particolarmente cruciale per le PMI, che spesso non hanno accesso a consulenze specialistiche o risorse illimitate.

La trasformazione 4.0 richiede un rapporto olistico. Non include solo l’analisi del livello di maturità tecnologica ma anche dell’azienda e i suoi dipendenti, dei modelli di business, processi e strutture organizzative. Da studi compendiari emerge che le ideali dimensioni necessarie per una coerente transizione verso Industria 4.0 sono almeno: strategia, forza lavoro, leadership, clienti, smart factory, prodotti e servizi intelligenti, tecnologia, governance, operazioni e supply chain. A ciascuna di esse sono si possono associare dei driver, ovvero fattori abilitanti che permettono di valutare concretamente lo stato di avanzamento. Ad esempio, per la dimensione “tecnologia”, i driver possono includere l’adozione del cloud computing, dell’intelligenza artificiale, dell’IoT e dei sistemi di cybersecurity. Per la “forza lavoro”, si parlerà invece di formazione continua, flessibilità, ecc. 

Modelli, framework e strumenti per l’assessment digitale

In particolare, l’assessment digitale può essere eseguito tramite strumenti come modelli di maturità, cioè, che forniscono informazioni sulle attuali capacità dell’azienda di eseguire un determinato compito e sul livello di avanzamento verso un obiettivo. Queste includono dimensioni qualitative e livelli di progresso che consentono valutazioni attraverso una serie di domande guida. Oppure framework, cioè il quadro di riferimento, che fornisce una base per lo sviluppo di strumenti e metodologie e può fornire una struttura alla ricerca oltre a consentire il benchmarking e il miglioramento delle prestazioni.

E ancora, la roadmap che è uno strumento di conoscenza, un piano completo che include dimensioni e fattori trainanti per la trasformazione digitale in un approccio organizzato. Fornisce un orientamento per il processo decisionale e aiuta a prevedere le tecnologie e le strategie future per ottenere un vantaggio competitivo. Anche questionari, liste di controllo e sondaggi.

Ciascuno di questi momenti ha l’obiettivo di fotografare l’esistente, prevedere possibili “cadute” nell’attuazione del piano che ne emerge e stabilire le aree di opportunità relative aalla trasformazione digitale tracciando un percorso di miglioramento che unisca il mondo fisico e delle competenze umane con quello digitale.

Benefici attesi e limiti

Il percorso di transizione e monitoraggio digitale è pensato per aumentare la flessibilità, grazie alla possibilità di realizzare piccoli lotti mantenendo i costi tipici della produzione su larga scala. Ma anche maggiore velocità, che consente di passare rapidamente dal prototipo alla produzione in serie, sfruttando tecnologie innovative. E ancora, per l’implementazione delle competenze digitali a livello endogeno (competenze dei lavoratori) ed esogeno (filiera). Punta inoltre alla crescita della produttività, ottenuta attraverso la riduzione dei tempi di set-up, la diminuzione degli errori e la limitazione dei fermi macchina. L’adozione di sensori che monitorano costantemente il processo produttivo, ad esempio, permette anche di ottenere una migliore qualità, riducendo gli scarti in modo efficace. Infine, la digitalizzazione accresce la competitività del prodotto, grazie a funzionalità avanzate derivanti dall’utilizzo dell’IoT.

Se i benefici attesi dalla transizione digitale sono evidenti, il processo dell’assessment digitale presenta alcune criticità. In primo luogo, molti modelli di assessment non sono basati su teorie solide, ma su esperienze empiriche, il che rende difficile il confronto tra strumenti diversi e ostacola l’internazionalizzazione delle imprese, nonché il loro “allineamento” a livello di sviluppo digitale. In secondo luogo, la tendenza a focalizzarsi solo sulla tecnologia porta a sottovalutare fattori come la leadership, la cultura aziendale o le competenze del personale. A questo si aggiungono problemi pratici, infatti, non tutte le aziende sono pronte ad accogliere i risultati dell’assessment o a trasformarli in azioni. Esistono inoltre barriere economiche, soprattutto nelle PMI, che spesso percepiscono questi strumenti come costosi o troppo complessi.

Il bando di Confindustria 

È proprio dall’assenza di strumenti strategici, supporto manageriale adeguato e non conoscenza di cosa sia l’Industria 4.0 che è nata una proposta di consulenze e progetti che accompagnino le imprese in questo percorso. Il bando pubblicato da Confindustria nell’ambito dell’iniziativa ConfIN Hub (PNRR), ha l’obiettivo di sostenere il processo di digitalizzazione delle imprese italiane, in particolare delle piccole e medie imprese (PMI), mediante l’erogazione di servizi qualificati attraverso i Digital Innovation Hub (DIH) diffusi in tutto il territorio nazionale. ConfIN Hub, in quanto Polo nazionale per l’innovazione digitale, opera come soggetto attuatore della misura, sostenuto dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, beneficiando dei fondi europei (Next Generation EU, Recovery and Resilience Scoreboard). Le imprese possono partecipare volontariamente fino ad esaurimento delle risorse disponibili entro e non oltre il 28 febbraio 2026.

I servizi chiave per la maturità digitale

I servizi, pensati per supportare concretamente il percorso di trasformazione digitale si articolano in tre categorie principali. Il primo è un servizio modulare di First Assessment digitale e orientamento, che consente una valutazione del grado di maturità digitale dei processi aziendali e l’individuazione di possibili direttrici di innovazione. C’è poi il Cybersecurity Assessment che misura la resilienza aziendale sotto il profilo della sicurezza informatica e mira a promuovere una cultura della prevenzione del rischio. Infine c’è l’Assessment digitale di filiera, che analizza il livello di digitalizzazione dell’intera catena del valore, restituendo una visione d’insieme dei principali gap tecnologici. 

L’erogazione è subordinata a una procedura ben strutturata che inizia con una valutazione preliminare dei fabbisogni dell’impresa da parte del DIH territoriale, cui segue la compilazione online della richiesta ufficiale; la valutazione di ammissibilità e coerenza con i fabbisogni dichiarati e la rispondenza ai requisiti formali e sostanziali indicati nel bando, come la regolarità amministrativa, contributiva e ambientale. Successivamente quindi, la sottoscrizione della scrittura privata in cui si stabiliscono i servizi richiesti. I costi dei servizi, che sarebbero altrimenti molto elevati, sono ammortizzati o del tutto nulli in funzione del tipo di impresa e dell’intervento richiesto. Per micro e piccole imprese l’aiuto è pari al 100% del valore del servizio; al 90% per le medie imprese e al 40% per le grandi, in regime de minimis.

Confindustria, attraverso ConfIN Hub e i DIH territoriali, si propone di finanziare servizi e di strutturare una relazione diretta con le imprese, orientata a massimizzare l’efficacia dell’intervento pubblico. L’iniziativa si distingue per l’ampiezza dell’offerta, la qualità dei servizi proposti e la coerenza con le priorità strategiche del PNRR a supporto della trasformazione digitale del sistema produttivo.

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