Al centro dell’ultima convention di Microsoft, le “aziende di frontiera” ci traghettano verso un futuro organizzativo con team ibridi, intelligenza on-demand e agent boss
Il lavoro cambia e non aspetta. Le Frontier Firm mostrano già un mondo in cui l’AI non affianca più l’umano: lo integra. Sapiens e macchine ridefiniscono insieme ruoli, gerarchie e obiettivi.
Il nuovo capitolo della Quarta Rivoluzione Industriale vede infatti l’ingresso a gamba tesa dell’AI generativa, destinata a cambiare non solo il processo produttivo ma la stessa organizzazione del lavoro. Ecco quindi le Frontier Firm, strutturate attorno a un’intelligenza on-demand, alimentate da team “ibridi” di esseri umani e agenti, in grado di crescere rapidamente, operare con agilità e generare valore più velocemente.
Il tema è stato al centro dell’ultima edizione di Microsoft Ignite, la principale conferenza annuale di Microsoft dedicata a sviluppatori, professionisti IT, decision maker e aziende. Ed è anche stato analizzato nell’ultimo rapporto del colosso di Redmond, il Work Trend Index Annual Report 2025, con previsioni sulla piena realizzazione di questo nuovo modello aziendale. Se ci vorranno decenni prima di una completa trasformazione a livello globale, secondo gli analisti di Microsoft, in 2 o 5 anni, ogni azienda – tra quelle studiate – intraprenderà i passi per diventare una Frontier Firm. Lo studio è stato condotto a partire dai dati di un sondaggio su 31.000 lavoratori in 31 Paesi, le tendenze del mercato del lavoro di LinkedIn e trilioni di segnali di produttività di Microsoft 365. Sono state inoltre coinvolte startup native dell’AI, accademici, economisti, scienziati e intellettuali, per provare a capire meglio questa trasformazione.
Tre elementi chiave
I pilastri della Frontier Firm
Vi sono tre elementi chiavi che caratterizzano la Frontier Firm: Intelligence on tap, hybrid team human-agent e la presenza di agent boss. Questi tre componenti sono strutturati per agevolare il lavoro e renderlo più performante, con conseguenze dirette sulla produttività.
Intelligence on tap: l’intelligenza su richiesta
L’intelligence on tap sta per “intelligenza su richiesta” – l’espressione figurativa vede un rubinetto che dispensa “intelligenza” all’occorrenza -, ed è un concetto strettamente legato all’utilizzo dell’AI per il completamento di task di diverso genere. Infatti, non è un automatismo performativo, né il completamento di un algoritmo al computer. È molto più di questo: l’accesso quasi illimitato ai database informativi, la capacità di selezionare da queste informazioni la risposta più coerente con la richiesta, e il saperla elaborare per soddisfare ogni requisito. Una nuova forma di modellare e utilizzare la conoscenza a disposizione, che non è più una risorsa limitata, ma un bene accessibile e abbondante. Un bene che necessita però di essere organizzato in un nuovo paradigma funzionale alle nuove strategie.
Team ibridi umano–AI e supporto ai task quotidiani
L’ibridazione del lavoro umano con l’inserimento nel team di un componente AI permetterà di agevolare i normali task giornalieri, velocizzare le procedure e soprattutto, sollevare il peso di parte degli incarichi sui colleghi umani.
Agent boss e superamento del capacity gap
Il ruolo dell’agent boss viene definito come la presenza di un controllore del lavoro umano da parte di un AI. L’agent boss risulta essere l’oggetto più strategico all’interno di questa configurazione, perché non solo, come già detto, solleverebbe molti incarichi dagli altri colleghi, ma colmerebbe anche il capacity gap. Si tratta del divario rappresentato dalle differenti esigenze aziendali, sempre più marcate, e la capacità massima di lavoro che i soli lavoratori umani non possono sostenere. Quest’ultimo non è un problema secondario: infatti, secondo il report, l’80% della forza lavoro globale dichiara di non avere tempo o energia sufficiente per svolgere correttamente e completamente il proprio lavoro. Contemporaneamente, il 53% dei manager e dei leader aziendali affermano che la produttività deve aumentare.
La routine quotidiana scandita soprattutto da aspetti di comunicazione e briefing, riunioni aziendali, email e la stessa organizzazione del lavoro è sia un elemento necessario alla sua realizzazione, sia un fattore di rallentamento, frammentazione e dispersione della produttività.
I benefici operativi dell’agent boss
L’agent boss rappresenterebbe un ottimo supporto al lavoro digitale su richiesta, soprattutto per i manager. Permetterebbe infatti alle aziende di espandere la capacità lavorativa senza difficoltà e svolgere gli stessi ruoli con meno errori rispetto a un lavoratore umano. Inoltre, se l’AI svolgesse il lavoro organizzativo e di contorno al posto del lavoratore umano, quest’ultimo avrebbe più tempo per concentrare le proprie energie per compiti più importanti. Questo scenario è già realtà in alcune aziende: i ricercatori di Bayer, ad esempio, hanno risparmiato fino a 6 ore a settimana grazie ad un agent boss; in alcuni colossi bancari, grazie ad un agente, il tempo di risposta di una richiesta si è ridotto da 10 minuti ad appena 30 secondi.
Una relazione equilibrata tra umani e macchine
Ci saranno nuovi ruoli: il paradigma lavorativo sarà concentrato per obiettivi, dove ogni agente sarà specializzato per una singola componente del processo. Esattamente come successe con l’avvento di Internet, la presenza dell’AI nelle aziende creerà nuove figure professionali, per lo più deputate all’addestramento dei modelli AI. Il lavoro futuro non sarà più quindi il lavoro effettivo, ma la sua organizzazione attraverso gli agenti.
Il successo della Frontier Firm dipenderà da una sinergia creatasi fra l’essere umano e la componente AI. Perché quest’ultima possa assumere ed esercitare ottimamente i compiti assegnategli dalla persona, serve che si instauri una relazione equilibrata (human-agent ratio) basata su comunicazione, delega del lavoro e guida. Il sistema deve essere “AI-operated but human led”, ovvero “gestito dall’AI ma guidato dall’umano”. In questo paradigma, gli agenti aumentano la produttività; l’essere umano fornisce guida e supervisione.
Le tre fasi di integrazione tra AI e lavoro umano
Le fasi per arrivare a questo sistema sono tre: inizialmente, l’AI può svolgere i compiti da assistente personale per sollevare gli umani dagli incarichi di routine, ossia tutti quei compiti organizzativi e basilari che richiedono tempo e un minimo di capacità organizzative per essere svolte. Successivamente, nella seconda fase, l’AI può diventare un vero e proprio “collega digitale”, assumendosi l’onere di compiti specifici supervisionati dagli umani, cioè svolgere azioni di maggior valore e complessità rispetto alle precedenti ma pur sempre guidate. La terza fase prevede che l’AI assuma la gestione di un intero processo lavorativo, caratterizzato da più fasi, in cui l’intervento umano è previsto solo per la supervisione e la risoluzione di eventuali problemi.
In questo paradigma l’AI sembra adottare un ruolo di centralità, come se spodestasse completamente il sistema precedente. Tuttavia, non è così: il valore umano è insostituibile. Serve per fornire giudizi complessi in situazioni delicate o eticamente controverse, a mostrare empatia e in generale a colmare tutte le componenti naturali che l’AI non possiede.
Come già dimostrano diversi studi, l’AI può essere addestrata secondo un codice deontologico stabilito dal trainer umano, e quindi seguire regole e presupposti prestabiliti. Nonostante ciò, non è in grado di colmare le lacune per cui l’essere umano è indispensabile. Come ad esempio, considerando circostanze aziendali, il rapporto di fiducia che si instaura con il cliente.
Questo non esclude che l’AI non possa essere considerata più di uno strumento, ma un vero e proprio “partner di pensiero”. Riuscire a comunicare con essa facilmente, ad utilizzare ottimamente i prompt per il proprio lavoro, delegare compiti e raffinarne i risultati ottenuti, sono tutti processi che porteranno alla Frontier Firm, il sistema aziendale del futuro.
I limiti dei limiti
Anche se, a prima vista, lo spazio per gli umani sembra ridursi notevolmente, nel futuro prossimo i sapiens dovranno ancora lavorare.
Il lavoro umano nell’era dell’AI

Come sostiene l’economista e accademico Daniel Susskind, nel suo saggio What Will Remain for People to Do?, anche in uno scenario in cui l’intelligenza artificiale possa svolgere tutti i compiti economicamente utili in modo più produttivo degli esseri umani, esisterebbero comunque attività residue affidate alle persone. Secondo Susskind ci sono i limiti di equilibrio generale, che riguardano attività nelle quali il lavoro umano mantiene un vantaggio comparato rispetto alle macchine (anche se non un vantaggio assoluto). In secondo luogo ci sono i limiti di preferenza, che riguardano attività in cui gli esseri umani possono avere un gusto o una preferenza per un processo non automatizzato. Infine rimangono i limiti morali, che riguardano compiti di natura normativa, nei quali gli esseri umani possono ritenere necessario un “essere umano nel circuito” (human in the loop) per esercitare il proprio giudizio morale.
Ma, si domanda Susskind, quanto sono robusti questi limiti di fronte al processo di invasione delle attività da parte delle macchine?
Daniel Susskind, economista e accademico
La conclusione è che l’esistenza di attività in cui il lavoro conserva un vantaggio comparato non implica, di per sé, che vi sarà necessariamente una domanda sufficiente per tali attività residue da mantenere tutti in un’occupazione ben retribuita.
Preferenze, risultati e giudizio morale
Nel caso dei limiti di preferenza invece, la questione cruciale è cosa accade ai gusti delle persone nel tempo: dopotutto, le preferenze possono cambiare. Infine, per quanto riguarda i limiti morali, dipende dal ragionamento morale che si utilizza. Se il giudizio su chi debba svolgere un compito dipende solo dal modo in cui viene fatto, cioè dal processo, allora alcuni lavori dovrebbero sempre restare agli esseri umani, anche se le macchine diventassero molto efficienti. Se invece si tiene conto anche dei risultati, allora con un progresso tecnologico sufficiente una macchina potrebbe fare il lavoro così bene da rendere accettabile che lo faccia sempre. In ogni caso, man mano che le macchine migliorano, diventa sempre più difficile ignorare il valore dei risultati che producono, e questo mette alla prova le nostre intuizioni su cosa dovrebbe restare esclusivamente umano.
Dalla teoria alla pratica: prepararsi alle Frontier Firm
Al netto delle previsioni e della discussione filosofica, il viaggio delle Frontier Firm è già iniziato. Per non farsi travolgere le aziende devono farsi trovare pronte. Possono già da ora cominciare a assumere i primi “dipendenti digitali”, stabilire il giusto equilibrio tra umani e agenti e pianificare l’adozione su scala delle innovazioni introdotte. La sfida principale non è tecnica, ma organizzativa e va trattata come qualsiasi trasformazione aziendale di ampia portata.


