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Open innovation, connessioni e nuove tecnologie: la visione di Impatto Digitale Group

Intervista a Gabriele Ferrieri, Amministratore Delegato di Impatto Digitale Group

La trasformazione digitale sta ridisegnando modelli di business, organizzazioni e modalità di relazione tra imprese, istituzioni e mondo della ricerca. In uno scenario caratterizzato dall’accelerazione dell’intelligenza artificiale e delle tecnologie emergenti, la capacità di innovare passa sempre più dalla costruzione di ecosistemi aperti, competenze trasversali e connessioni strategiche.

È in questo contesto che si inserisce l’attività di Impatto Digitale Group, con un modello che mette al centro l’open innovation e la capacità di creare connessioni tra aziende, istituzioni, startup, università e stakeholder dell’ecosistema dell’innovazione. Un approccio che punta a trasformare idee e tecnologie in progettualità concrete e nuove opportunità di sviluppo.

Ne abbiamo parlato con Gabriele Ferrieri, Amministratore Delegato di Impatto Digitale Group, per approfondire come stanno cambiando i processi di innovazione, quale ruolo avrà l’open innovation e quali saranno le principali sfide per imprese e organizzazioni nei prossimi anni.

Ferrieri, oggi si parla continuamente di trasformazione digitale. Ma cosa significa davvero innovare per un’impresa?

Innovare oggi non significa semplicemente adottare una nuova tecnologia. Intelligenza artificiale, automazione, cybersecurity e tecnologie emergenti stanno certamente trasformando mercati e modelli produttivi, ma la tecnologia da sola non è sufficiente. La vera innovazione nasce quando tecnologia, competenze, organizzazione e strategia convergono verso obiettivi concreti e misurabili.

Per questo considero la trasformazione digitale prima di tutto una trasformazione culturale e strategica. Bisogna essere capaci di comprendere il cambiamento, anticiparlo e soprattutto tradurlo in opportunità.

L’open innovation è uno dei punti centrali del modello di Impatto Digitale Group. Perché è diventata così importante?

Perché oggi è sempre più difficile innovare da soli. Le competenze sono distribuite e l’innovazione nasce dall’incontro tra mondi diversi: grandi imprese, startup, università, centri di ricerca, istituzioni, investitori e nuove generazioni di innovatori.

L’open innovation permette di creare ponti tra questi attori, mettendo in circolo conoscenze, tecnologie e competenze e favorendo la nascita di partnership e progettualità. Per noi questo è un punto fondamentale: creare connessioni qualificate capaci di generare valore.

Qual è quindi il ruolo di Impatto Digitale Group all’interno di questo ecosistema?

Il nostro obiettivo è accompagnare aziende e istituzioni nei percorsi di innovazione e trasformazione digitale, dalla definizione della visione fino alla capacità di renderla concreta.

Il nostro approccio mette insieme innovation consulting, open innovation, strategia, relazioni, comunicazione e capacità realizzativa. Non vogliamo limitarci a osservare l’innovazione: vogliamo contribuire a costruire le condizioni affinché possa produrre risultati.

Da qui nasce anche il nostro modo di interpretare il concetto di “impatto”: trasformare idee e connessioni in progetti, opportunità e valore duraturo.

In questo modello che ruolo hanno comunicazione, media e relazioni istituzionali?

Un ruolo sempre più strategico. Oggi non basta innovare: bisogna anche essere capaci di posizionare, comunicare e valorizzare l’innovazione.

Eventi, media relations e relazioni istituzionali possono diventare strumenti attraverso cui un’azienda costruisce autorevolezza, incontra nuovi stakeholder, sviluppa partnership e rafforza la propria presenza nell’ecosistema. Anche un evento, se costruito correttamente, non è semplicemente un momento di comunicazione, ma può diventare una piattaforma di networking, confronto e sviluppo di nuove progettualità. Questo mantiene il concetto già presente nel testo originario sul rapporto tra innovazione, comunicazione e posizionamento.

Quali tecnologie avranno, secondo lei, il maggiore impatto nei prossimi anni?

L’intelligenza artificiale rappresenta certamente uno dei principali acceleratori della trasformazione in corso, ma credo sia importante evitare di osservare le singole tecnologie in maniera isolata.

AI, cybersecurity, automazione e infrastrutture digitali stanno diventando sempre più interdipendenti. La vera sfida sarà capire come integrarle all’interno delle organizzazioni e, contemporaneamente, costruire competenze adeguate per governarle.

Il vantaggio competitivo non deriverà semplicemente dal possedere una tecnologia, ma dalla capacità di comprenderla prima degli altri e utilizzarla meglio.

Quanto conta, in questo scenario, la capacità di costruire relazioni anche sui mercati internazionali?

È fondamentale. L’innovazione non ha confini e le imprese italiane devono essere sempre più capaci di inserirsi all’interno di ecosistemi internazionali, sviluppando relazioni, partnership e opportunità sui mercati esteri.

Il nostro Paese dispone di competenze, capacità imprenditoriali e realtà innovative di grande valore. La sfida è creare le condizioni affinché queste eccellenze possano dialogare maggiormente con reti internazionali e trasformare il proprio know-how in nuove opportunità di crescita.

Se dovesse sintetizzare la filosofia di Impatto Digitale Group in una frase?

Direi: dare forma all’innovazione, costruire connessioni e generare valore.

Perché innovare non significa semplicemente seguire il cambiamento. Significa avere la capacità di comprenderlo, anticiparlo e trasformarlo in qualcosa di concreto.

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