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CLOR Industry: automazione industriale su misura

Robotica, software e progettazione integrata per trasformare anche i processi più complessi.

Automatizzare un processo produttivo non significa semplicemente acquistare un robot e inserirlo in linea. Significa capire cosa deve fare, come deve farlo, con quali strumenti e soprattutto come integrarlo in un processo reale, con esigenze, vincoli e obiettivi specifici.

È da questa visione che parte CLOR Industry S.r.l., azienda con sede a Rende, in provincia di Cosenza, specializzata nello sviluppo di sistemi di automazione industriale e soluzioni robotiche su misura.

«La nostra specialità è costruire soluzioni in base alle esigenze produttive del cliente», spiega Silvia Di Napoli, responsabile Comunicazione e Marketing di CLOR Industry. «Non vendiamo prodotti preconfezionati tra i quali scegliere: costruiamo la soluzione migliore partendo dalle necessità del cliente».

Un approccio che porta l’azienda a confrontarsi soprattutto con applicazioni complesse e non standard, nelle quali il robot è solo una parte di un sistema più ampio fatto di meccanica, elettronica, sensoristica, software e programmazione.

L’automazione parte dal processo, non dal robot

Per CLOR Industry il punto di partenza non è la tecnologia da installare, ma il processo che l’impresa vuole automatizzare.

Prima di arrivare alla macchina occorre quindi comprenderne esigenze, vincoli, movimenti, tempi e obiettivi. Solo successivamente può essere definita l’architettura più adatta.

«A volte un’azienda arriva pensando: ho bisogno di automatizzare questa operazione, quindi mi serve un robot. Ma non funziona esattamente così», osserva Di Napoli.

Un braccio antropomorfo, infatti, non è un prodotto che può essere installato e iniziare autonomamente a replicare il lavoro svolto fino a quel momento da un operatore. Servono uno studio di fattibilità, la progettazione dell’applicazione e la programmazione di tutte le interazioni necessarie.

Nei progetti più complessi CLOR integra robot, sistemi di presa, sensori, componenti meccanici, software e intelligenza artificiale all’interno di un unico sistema. Lo sviluppo può comprendere anche modellazione CAD, gemello digitale e simulazione dell’impianto, strumenti che consentono di verificare preventivamente movimenti, prestazioni e comportamento della soluzione prima della realizzazione fisica.

Il risultato è un progetto nel quale la robotica diventa un abilitatore del processo, non il suo punto di partenza.

Competenze diverse all’interno dello stesso progetto

Questa impostazione richiede competenze multidisciplinari.

CLOR Industry riunisce ingegneri meccanici, elettronici e dell’automazione, sviluppatori software e personale specializzato nella produzione e nell’assemblaggio degli impianti. La presenza dell’officina interna permette inoltre di mantenere sotto lo stesso tetto progettazione e realizzazione.

«Tutto quello che esce da qui è nostro: dall’ideazione della soluzione alla progettazione, dalla realizzazione tecnica fino alla programmazione e allo sviluppo software», racconta Di Napoli.

«Seguiamo internamente l’intero sviluppo della soluzione: dall’ideazione alla progettazione, dalla realizzazione tecnica fino alla programmazione e allo sviluppo software», racconta Di Napoli. 

La particolarità, però, non sta soltanto nell’avere competenze diverse a disposizione, quanto nel farle lavorare contemporaneamente.

«Dal momento in cui arriva una richiesta si decide insieme cosa bisogna fare e come sia possibile farlo. Il confronto tra progettazione e produzione è continuo: le indicazioni che emergono durante la realizzazione possono tradursi in modifiche e miglioramenti al progetto. Le diverse competenze sono gli ingranaggi dello stesso meccanismo».

Questo scambio continuo permette di intervenire sul progetto durante lo sviluppo e di adattarlo ai vincoli che emergono progressivamente.

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Automatizzare senza stravolgere la produzione

Per un imprenditore che si avvicina alla robotica, uno dei dubbi può riguardare proprio l’impatto che l’automazione avrà sull’organizzazione esistente.

L’approccio di CLOR punta invece, quando possibile, ad adattare la tecnologia al processo già presente.

«Cerchiamo di adeguare l’automazione al processo esistente, non di sconvolgerlo completamente. L’obiettivo è rendere automatico e autonomo ciò che viene svolto manualmente, cercando allo stesso tempo di tutelare il lavoro, la salute e la sicurezza delle persone».

Un esempio concreto è un impianto sviluppato per l’affilatura automatizzata dei coltelli.

Nella lavorazione tradizionale l’operatore gestisce manualmente ogni pezzo. Nel sistema automatizzato, invece, il robot preleva il coltello, mentre un sistema di visione ne riconosce caratteristiche e posizionamento per definire il corretto percorso di lavorazione.

In questo modo la macchina assume la parte più gravosa e potenzialmente pericolosa dell’attività, mentre l’operatore conserva una funzione fondamentale di controllo e supervisione.

«La macchina assorbe la parte più problematica, difficoltosa o rischiosa del lavoro. L’uomo rimane fondamentale prima, durante e dopo il processo».

Precisione, ripetibilità e flessibilità

Automatizzare non significa soltanto sostituire un’attività manuale.

In applicazioni di questo tipo, la robotica può aumentare ripetibilità, controllo del processo e produttività, mantenendo al tempo stesso la possibilità di modificare parametri e configurazioni quando cambiano le esigenze produttive.

Ed è proprio la flessibilità uno degli aspetti più rilevanti nelle applicazioni non standard.

La possibilità di intervenire sui parametri anche una volta completato l’impianto consente infatti di progettare sistemi che non siano necessariamente vincolati per sempre alla stessa lavorazione o alle stesse condizioni produttive.

Per un’impresa significa poter considerare l’automazione non soltanto in funzione delle necessità attuali, ma anche della possibile evoluzione del processo.

Automazione industriale anche per le PMI

Robotica e automazione non devono necessariamente essere appannaggio delle grandi produzioni.

Uno degli obiettivi di CLOR Industry è accompagnare anche le piccole e medie imprese che si avvicinano per la prima volta a queste tecnologie.

«Vogliamo rivolgere l’automazione non soltanto alle grandi produzioni, ma anche alle medie e piccole. Per chi entra per la prima volta in questo mondo, una grande isola robotizzata può richiedere spazi e interventi importanti».

Da questa esigenza nasce anche Nuadax, brand dedicato agli Skid Ibridi Multifunzione.

Tra le applicazioni sviluppate rientrano sistemi robotizzati per lavorazioni tridimensionali e fresatura multiasse, progettati per offrire maggiore facilità di integrazione rispetto a una grande isola costruita direttamente all’interno dello spazio produttivo.

Le soluzioni possono operare su materiali differenti e combinare lavorazioni diverse, mantenendo anche in questo caso la possibilità di personalizzare l’applicazione in funzione delle necessità produttive.

HYLE Rover porta l’automazione fuori dagli spazi strutturati

La stessa filosofia progettuale è alla base di HYLE Rover, il brand di CLOR Industry dedicato alle piattaforme robotiche autonome.

I rover sono concepiti come basi aperte, modulari e configurabili, sulle quali possono essere integrati sensori, attrezzature e software differenti in funzione del progetto.

Non vengono quindi sviluppati per una singola applicazione o per un unico settore. La configurazione parte invece da parametri concreti come ambiente operativo, capacità di carico, precisione richiesta e continuità di funzionamento.

«L’obiettivo è portare l’automazione anche dove convenzionalmente non è ancora arrivata», spiega Di Napoli.

Le piattaforme possono operare sia in ambienti indoor sia outdoor e vengono sviluppate per adattarsi a contesti differenti. I primi progetti hanno riguardato anche l’agricoltura, ma la logica della piattaforma aperta consente di affrontare applicazioni industriali, logistiche e operative molto diverse.

Il software proprietario permette inoltre il controllo e la supervisione delle missioni, il monitoraggio della posizione, dello stato della batteria e dei principali parametri operativi, con possibilità di integrazione con sistemi esterni.

Intelligenza artificiale per macchine sempre più autonome

È soprattutto nello sviluppo delle piattaforme autonome che l’intelligenza artificiale assume un ruolo evidente.

«Per noi l’intelligenza artificiale è un’alleata», sottolinea Di Napoli. «Nel caso dei rover è ciò che permette alle macchine di percepire e interpretare l’ambiente circostante e, di conseguenza, di muoversi in maniera sempre più autonoma. Ma le sue applicazioni nell’automazione sono molto più ampie: dalla visione artificiale al riconoscimento di oggetti e anomalie, fino all’analisi dei dati e all’ottimizzazione dei processi. >>

La ricerca su navigazione autonoma, computer vision, controllo e software diventa quindi parte integrante dello sviluppo robotico.

Anche qui, però, la tecnologia non rappresenta un fine.

«L’intelligenza artificiale è uno strumento in più da utilizzare per raggiungere il nostro obiettivo finale: costruire una soluzione che sia il più possibile adatta all’esigenza del cliente».

Il robot non sostituisce la competenza umana

Questa visione porta inevitabilmente a confrontarsi con uno dei temi più discussi quando si parla di automazione: il rapporto tra persone e macchine.

Per CLOR Industry automatizzare significa soprattutto trasferire alla tecnologia le operazioni che possono essere eseguite con maggiore sicurezza, continuità o precisione, lasciando alle persone funzioni di controllo, progettazione, supervisione e decisione.

Un principio che vale nelle lavorazioni industriali ma anche nelle applicazioni più insolite.

CLOR ha infatti lavorato anche su sistemi robotizzati destinati a lavorazioni tridimensionali complesse, nelle quali il robot diventa lo strumento attraverso cui tradurre un progetto digitale in una lavorazione fisica.

«A volte si ha la sensazione che automatizzare significhi annientare la componente umana. Non è così. Cambiano le capacità richieste e cambiano gli strumenti, ma la presenza e la competenza della persona rimangono fondamentali».

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Una partnership tecnologica per i progetti più complessi

Nello sviluppo delle proprie applicazioni CLOR Industry collabora anche con partner tecnologici specializzati.

Tra questi c’è KUKA, di cui l’azienda è partner ufficiale e i cui robot vengono integrati in diversi sistemi sviluppati da CLOR.

La collaborazione è cresciuta nel tempo proprio attorno alle applicazioni non convenzionali: contesti nei quali non basta selezionare un robot, ma occorre costruire attorno ad esso un processo completo e integrato.

Per CLOR il valore della partnership risiede quindi nella possibilità di mettere a sistema tecnologie robotiche e competenze progettuali, mantenendo sempre il progetto e l’esigenza produttiva del cliente al centro.

Automatizzare anche ciò che sembrava non automatizzabile

È qui che si concentra probabilmente il posizionamento più distintivo di CLOR Industry.

Non vedere l’automazione come un catalogo di macchine, ma come un metodo con cui analizzare un processo produttivo e capire fin dove possa essere trasformato.

«Vogliamo riuscire ad automatizzare anche quei processi che convenzionalmente non si pensava potessero essere automatizzati, oppure farlo in modi diversi rispetto a quelli immaginati fino a oggi».

Per un imprenditore significa cambiare anche la domanda di partenza.

Non più soltanto “quale robot posso acquistare?”, ma piuttosto: “quale parte del mio processo potrebbe diventare più sicura, precisa, efficiente o autonoma?”

È da quella domanda che, per CLOR Industry, comincia realmente un progetto di automazione.

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