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L’industria che sa scegliere

Marzo 2026

L’industria che sa scegliere

Strategie concrete per crescere nei mercati globali

Tutti gli approfondimenti, le interviste e i contenuti del numero raccolti in un formato pratico da leggere

Editoriale

L’innovazione è cultura, non solo tecnologia

Nello scorso numero abbiamo dato conto di ciò che resta della transizione tecnologica dopo il PNRR. Scrivevamo: il 2026 chiede istruzioni operative, non nuove promesse. Un nostro lettore, Giuseppe Antonio Accroglianò, ci ha inviato una lettura critica che aggiunge profondità a quanto abbiamo cercato di mettere a fuoco. Volentieri la riportiamo: 

La domanda che ponete è centrale, ma vorrei aggiungere una riflessione basata su ciò che vedo accadere concretamente sul campo. Credo che il vero ostacolo non sia tanto l’assenza di un “manuale d’uso”, quanto la qualità degli attori in gioco (consulenti, dipendenti delle PMI e della PA). Nello specifico, vedo alcune criticità strutturali che rischiano di vanificare gli sforzi della transizione. Il primo è il fattore umano e la formazione. La “pseudo-formazione” attuale, priva di contenuti reali e pragmatici, sta creando un vuoto di competenze. I tecnici e i professionisti del settore hanno spesso una preparazione frammentata che lascia le aziende in una sorta di oblio operativo. Il secondo è l’impreparazione del management. In questo contesto, le decisioni strategiche vengono delegate a livelli di governance che non hanno gli strumenti tecnici per valutare l’impatto delle scelte tecnologiche. Il terzo è il dinamismo di facciata. Questo attivismo che vediamo oggi è spesso solo superficiale. Se non si interviene sulla competenza reale, nel breve termine questo dinamismo si tradurrà inevitabilmente in errori strategici costosi e difficili da correggere.

In sintesi, senza una riforma profonda del modo in cui formiamo le persone e selezioniamo i consulenti, la tecnologia rimarrà una promessa non mantenuta.

Crediamo che il nostro lettore abbia colto esattamente il punto. Ci ricorda che nessuna istruzione è efficace se chi deve leggerla e applicarla non ha la chiave per interpretarla. Ha ragione: senza competenze reali, il rischio è quello di accumulare strumenti e non sapere come governarli. È il paradosso dell’innovazione senza cultura. Da parte nostra, proviamo a rispondere con dati solidi e analisi approfondite, per generare consapevolezza, e lo facciamo anche con un articolo, che trovate nelle prossime pagine, proprio su come misurare l’impatto degli investimenti industriali. Perché non basta sapere quanto si spende: bisogna capire cosa genera quella spesa in termini di produttività, efficienza e competitività. Il rapporto del Centro Studi Confindustria sulla manifattura italiana ci dice tra l’altro che il settore è attraversato da una trasformazione strutturale, ma anche che abbiamo un problema di produttività. Così come abbiamo un problema nell’investire in ricerca e sviluppo: eppure i talenti non mancano, di ogni età. Lo pensano anche a Longevity+, la community promossa da The European House – Ambrosetti Group. Per scoprirla sfogliate questo numero. 

In questo numero:

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L’industria che sa scegliere

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