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UE, Cina e USA: quattro scenari economici per il prossimo decennio 

Dalla collaborazione tra Istituto di Diritto Cinese e il Centro Studi Internazionali e Strategici di LUISS, ecco un’analisi sui rapporti tra i tre attori che decidono il mondo

Le complesse interazioni tra Unione Europea, Repubblica Popolare Cinese e Stati Uniti d’America fondano il nucleo del sistema economico e geopolitico globale. Il loro rapporto si snoda lungo quattro dimensioni strategiche: materie prime, capacità produttiva, innovazione tecnologica e consumo. Mentre l’Unione Europea mostra un elevato tasso di dipendenza dai fornitori esteri di materie prime, la Cina vanta la più alta capacità di produzione industriale, pari a circa il 30% della produzione manifatturiera globale. Inoltre accresce rapidamente di anno in anno le somme destinate ad investimenti in ricerca e sviluppo. E detiene uno status quasi monopolistico sulle c.d. terre rare. Ne deriva un grave disequilibrio a sfavore dell’UE. Quest’ultima, riflettendo sulle proprie vulnerabilità, è giunta a plasmare il rapporto con l’Impero di Mezzo nel segno del principio di “autonomia strategica”. 

Le dinamiche competitive tra USA e Cina

Nel frangente, sin dal 2018, con l’avvio della Guerra Commerciale, l’antica complementarietà economica tra Stati Uniti d’America e Cina è stata sostituita da un clima di aperta rivalità, ove le esigenze di sicurezza nazionale prevalgono sugli interessi squisitamente economici. Nonostante il commercio bilaterale di beni rimanga solido (stimabile in circa 575 miliardi di dollari nel 2023), Washington lamenta un rilevante deficit commerciale. Un deficit cui tenta di reagire con l’imposizione di dazi punitivi, la diversificazione delle catene di produzione e il rafforzamento della competizione tecnologica.

Al contrario, le relazioni economiche transatlantiche, nonostante le rivalità industriali (ad esempio, nel settore automobilistico e dell’aviazione o in materia di sovvenzioni alle tecnologie verdi) e le controversie su questioni specifiche (come i dazi sull’acciaio e l’alluminio), proseguono stabilmente. Questo è testimoniato dalla maturazione di convergenze strategiche, dal coordinamento in materia di regolamentazione digitale, dall’allineamento sulle politiche commerciali nei confronti di paesi terzi.

In particolare, gli Stati Uniti sono il principale mercato di sbocco per le esportazioni europee. A seguito del conflitto ucraino, hanno sostituito la Russia come primo fornitore di gas naturale e petrolio. 

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I quattro scenari

In tale contesto, emergono tensioni irrisolte, rischi futuri e significative opportunità, che i tre attori sono chiamati a gestire opportunamente, al fine di garantire la realizzazione di un percorso win-win. Il rapportoFriends or Foes? Four Scenarios For The Next Decade of the EU-PRC-US Relations”,  frutto della collaborazione tra Istituto di Diritto Cinese e il CISS (Centro per gli Studi Internazionali e Strategici di LUISS), si propone di delineare quattro scenari alternativi, allo scopo di esaminare i potenziali sviluppi delle relazioni tra Europa, Cina e America. 

Dal punto di vista metodologico, il rapporto si avvale del c.d. “Scenario Building”, un metodo strutturato volto all’esplorazione di futuri alternativi ed egualmente plausibili, emergenti da contesti complessi e incerti. Anziché formulare previsioni circa gli esiti futuri e assegnare un grado di probabilità a ciascun evento pronosticato, tale metodo consente la costruzione di narrazioni dotate di coerenza intrinseca. Narrazioni capaci di ampliare la visione strategica e sfidare i pregiudizi dominanti. L’obiettivo è di assistere le organizzazioni, i governi e gli analisti nel riconoscere i rischi, identificare le opportunità e testare la solidità delle strategie adottate. 

Il mondo impantanato

Il primo scenario si dedica alla descrizione di un mondo congestionato. Un mondo ove la mancata risoluzione delle tensioni tra Europa, Cina e America produce l’emersione di una critica fase di stallo. È il preludio di una lontana fase di rigenerazione, che potrebbe manifestarsi nel lungo termine attraverso le armi o gli strumenti diplomatici. La potenza americana, indebolita dalle contraddizioni interne, non sa come arrestare la propria parabola discendente. L’Europa non è in grado di invertire il processo di graduale marginalizzazione. La Cina, intrappolata in una spirale di crescita moderata, non ha ancora realizzato il sorpasso sull’economia americana. In tale contesto, nessun attore può esprimere una valutazione ottimista circa la propria performance futura.

L’economia mondiale, dunque, si frammenta in blocchi, mentre si ridefiniscono le catene del valore, al fine di creare sistemi affini, resistere alle pressioni esterne, impedire attività di spionaggio, proteggere settori strategici da tentativi di acquisizione da parte di paesi ostili. Solo un numero limitato di attori, come Turchia e India, mira ad operare in entrambi i campi, interagendo in modo indifferenziato sia con i paesi del G7 che con i membri del BRICS. Nel complesso, in assenza di un nuovo leader globale, si assiste all’inasprimento dei vecchi rancori, al crescere delle polarizzazioni interne, all’incertezza politica e finanziaria. Ogni paese terzo, sia esso appartenente al Sud Globale, all’Eurasia o al continente americano, è connotato da una profonda frattura interna, che impedisce l’assunzione di una scelta audace tra Stati Uniti e Cina. 

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La cooperazione euroasiatica 

Il secondo scenario narra la creazione di un inedito asse tra Europa e Cina, cui fa da contralto l’indebolimento dei tradizionali legami transatlantici. L’allineamento sino-europeo è il risultato di mirate scelte politiche poste in essere dai tre attori: Washington adotta misure che, intenzionalmente o meno, inducono gli europei a perseguire una maggiore autonomia strategica, la quale, a sua volta, si traduce nella coltivazione di una partnership alternativa con la Cina, desiderosa di intensificare la diplomazia economica verso l’Europa.

Innanzi all’aggravamento delle divergenze strategiche con Washington, l’Europa reagisce, dunque, conferendo priorità al partenariato con la Cina, percepita come partner migliore per la difesa dei propri interessi economici, tecnologici e climatici. Come contrappeso, gli Stati Uniti intensificano le alleanze indo-pacifiche (QUAD, AUKUS), equiparano l’Europa ad uno “Swing State”, curano le relazioni con Regno Unito, paesi baltici e Polonia, riorientano la strategia della NATO, lanciano consorzi tecnologici alternativi a quelli sino-europei e rinforzano la rete diplomatica nel Sud Globale, al fine di impedire che la cooperazione euroasiatica determini l’erosione della supremazia normativa americana. 

La cooperazione transatlantica

Il terzo scenario prefigura il potenziamento dell’alleanza transatlantica: l’Unione Europea, innanzi alla guerra commerciale tra Cina e America, esprime una preferenza strategica per Washington, adotta una posizione di distacco da Pechino e rimane saldamente nella sfera di influenza americana, anche a costo di sacrificare i propri interessi economici. La Cina risponde reattivamente: in primo luogo evita la rottura unilaterale con l’Occidente. Poi accelera gli sforzi per diversificare le proprie alleanze e approfondisce i legami con il Sud Globale. Inoltre, rafforza le piattaforme di cooperazione multilaterale; afferma i propri interessi nelle aree contese, come il Mar Cinese Meridionale e Taiwan. Infine, adotta una posizione più assertiva se le azioni occidentali minacciano i suoi interessi fondamentali. 

Il mondo rinnovato

Il quarto scenario si riferisce alla rivitalizzazione dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, in seguito ad anni di tensioni economiche, da cui derivano effetti indesiderati, quali la concorrenza industriale selvaggia, la frammentazione normativa e la paralisi delle istituzioni multilaterali. La crisi, infatti, porta ad una consapevolezza condivisa: nessun attore, per quanto potente, può fare a meno di un sistema commerciale prevedibile e regolamentato. In seno all’OMC, Stati Uniti, Cina ed Europa rinvengono, dunque, un terreno comune, il cosiddetto  “quadro multilaterale minimo”, sì da potersi dedicare alla riformulazione delle regole del commercio internazionale, rendendole più trasparenti, effettive e adatte ai tempi.

Le grandi potenze riconoscono non solo che il protezionismo si è rivelato controproducente, ma anche che le pratiche di decoupling o de-risking non possono garantire l’autonomia in settori interdipendenti. In tale contesto, l’Unione Europea, sfruttando la propria leadership normativa, lancia la c.d. “WTO Reform Coalition”, iniziativa diplomatica volta a promuovere, con pragmatismo, un processo di riforma ad hoc avente ad oggetto accordi tematici. Gli USA rispondono positivamente, temendo che la propria assenza dai tavoli negoziali possa rafforzare la posizione cinese. Il conflitto commerciale, dunque, può proseguire entro gli stretti confini tracciati dalle norme internazionali. La stabilità di tale scenario, tuttavia, permane incerta, dal momento che qualsiasi crisi, sia essa di natura regionale, pandemica o finanziaria, potrebbe riaccendere le dinamiche protezionistiche. 

Implicazioni per il mondo produttivo e le aziende

Un’analisi di questo tipo non è utile soltanto per i decisori politici e gli analisti di relazioni internazionali, ma anche per il mondo produttivo e per le aziende. Comprendere i possibili scenari futuri consente infatti di anticipare rischi geopolitici, valutare opportunità di mercato e pianificare strategie di internazionalizzazione più solide. Per imprese esposte alle catene globali del valore, avere chiari i contorni di queste dinamiche significa proteggere i propri investimenti, migliorare la resilienza e posizionarsi in modo competitivo in un contesto globale in rapida trasformazione

Da sinistra a destra: António COSTA (Presidente del Consiglio Europeo), Xi JINPING (Presidente della Repubblica Popolare Cinese), Ursula VON DER LEYEN (Presidente della Commissione Europea) – Vertice UE-Cina, 24-07-2025, Pechino, Cina

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