Perché la scelta della tecnologia OT non può essere solo dell’IT
Nel mondo dell’Operational Technology (OT), dove la continuità operativa è vitale, la scelta della piattaforma di accesso remoto è una decisione critica. Le aziende manifatturiere, in particolare, devono garantire continuità operativa, ridurre i tempi di fermo, supportare la teleassistenza dei fornitori – e farlo rispettando standard sempre più stringenti di sicurezza e conformità normativa.
Eppure, molte aziende cadono in un errore comune: delegano la scelta della tecnologia esclusivamente al reparto IT o Cybersecurity, focalizzandosi solo sulla sicurezza.
Il risultato?
Una soluzione magari estremamente sicura… ma talmente complessa da risultare inutilizzabile per chi, quella piattaforma, dovrà usarla ogni giorno. Il rischio è che la tecnologia venga ignorata, bypassata o rifiutata – risultando in un investimento fallimentare per tutte le parti coinvolte.
Firewall ovunque? Non sempre è la scelta giusta
Un trend che abbiamo osservato di recente è l’adozione di firewall industriali o sistemi di controllo molto rigidi per gestire le connessioni da remoto dei fornitori esterni.
L’intento è quello di proteggere le infrastrutture OT; ma queste soluzioni si rivelano spesso inadatte all’uso quotidiano: difficili da configurare, ingestibili dal personale non IT e inadatti in scenari in cui serve una connessione veloce e sicura.
Complessità ≠ sicurezza
Nel mondo OT, dove spesso ci si confronta con impianti legacy, software datati (Windows XP, connessioni seriali RS232, ecc.) e ambienti produttivi che non possono permettersi ritardi o downtime, la complessità si traduce in rigidità. E la rigidità, in ambito industriale, è nemica dell’efficienza.
Chi beneficia da una soluzione “sicura” che nessuno è in grado di – o vuole – usare? Se i veri utenti operativi finali la trovano troppo complicata, la eluderanno.
Una tecnologia troppo complessa rischia di essere rifiutata prima ancora di entrare in funzione.
Quando la decisione è nelle mani sbagliate
Il problema nasce anche da una governance sbilanciata.

Nella scelta di una tecnologia OT, i decisori principali sono molto spesso rappresentanti del dipartimento IT o Cybersecurity. Sono loro a valutare i rischi, selezionare tra le alternative presenti sul mercato, definire i requisiti di conformità.
Ma chi si occupa del funzionamento quotidiano della piattaforma? Chi la utilizzerà concretamente?
Ecco un altro motivo di fallimento negli investimenti in tecnologie industriali: le decisioni vengono prese dall’IT senza coinvolgere gli altri attori chiave.
Tre stakeholder, tre priorità diverse
In realtà, almeno tre gruppi di stakeholder dovrebbero coinvolti nella scelta di una soluzione di accesso remoto OT, ognuno con esigenze e visioni diverse.
- Il Gruppo IT & Cybersecurity, responsabile per la sicurezza e compliance dell’infrastruttura:
- si occupa di identity management, per cui richiede integrazione con i sistemi esistenti (Active Directory, gestione identità)
- deve assicurare conformità alle normative (NIS2, CRA, IEC62443)
- vuole soluzioni auditabili, centralizzate, con API per l’integrazione nei SIEM aziendali.
- Gli operatori presso i siti operativi, responsabili della gestione della rete e del supporto dei dispositivi (PLC, HMI, Siemens TIA Portal, legacy, ecc.)
- gestiscono il day-to-day operativo dell’impianto
- operano spesso su reti Layer2/Layer3 con topologie complesse
- richiedono facilità d’uso, rapidità e compatibilità con ambienti misti esistenti.
- I fornitori, che utilizzano strumenti propri per la programmazione dei macchinari commissionati:
- hanno esigenze diverse (alcuni richiedono accessi temporanei, altri connessioni permanenti)
- spesso lavorano da laptop personali e necessitano di connessioni rapide e intuitive
- devono poter accedere rapidamente in fase di commissioning o per interventi di aggiornamento o troubleshooting.
Se la soluzione è progettata solo per l’IT, con dashboard e flussi di autenticazione intricati, verrà rifiutata da chi opera in campo. Se è troppo difficile da usare, torneranno scorciatoie e metodi alternativi (come TeamViewer o VPN non controllate, software non tracciabili), con ovvi rischi di sicurezza.
Sicurezza sì, ma anche usabilità
Una piattaforma è davvero sicura solo se viene utilizzata correttamente. Per questo, un buon sistema di accesso remoto OT deve bilanciare tre pilastri:
- Sicurezza: Zero Trust, crittografia end-to-end, logging completo e integrazione con directory centralizzate
- Usabilità: interfaccia semplice, onboarding veloce, accessi one-click per gli utenti autorizzati.
- Compatibilità: supporto per dispositivi legacy, accessi su reti complesse, compatibilità con strumenti industriali reali.
La soluzione? Coinvolgere tutti fin dall’inizio
Un errore ricorrente è coinvolgere siti e fornitori solo a progetto avviato. Addirittura, in alcuni casi, dopo che la scelta è già stata compiuta. A quel punto è troppo tardi per raccogliere feedback, e la resistenza al cambiamento diventa inevitabile.
Il nostro consiglio è semplice: coinvolgere tutti gli stakeholder sin dalla fase di selezione, in particolare coloro che ne faranno uso quotidianamente. Organizzare workshop congiunti, raccogliere casi d’uso concreti, testare sul campo. Una soluzione efficace nasce dal confronto tra esigenze diverse, non dall’imposizione dall’alto.
Una piattaforma di accesso remoto deve essere sicura per l’IT, certo. Ma anche semplice per i tecnici OT on-site e pratica per i fornitori esterni. Solo così si evitano tecnologie rigettate ancora prima di essere adottate.
E c’è un elemento che rende Secomea unica in questo contesto. Spoiler: siamo più vicini di quanto pensi.
Apri il quadro elettrico: probabilmente hai già un SiteManager in produzione

Scommettiamo che se dai un’occhiata ai tuoi impianti, trovi una delle nostre famose “scatolette nere e verdi” con il logo Secomea? I SiteManager – i nostri gateway industriali – sono spesso preinstallati dai costruttori di macchine e OEM per abilitare il supporto remoto.
Anche senza rendersene conto, migliaia di aziende manifatturiere si ritrovano già con un’infrastruttura Secomea operativa e pronta all’uso nei propri stabilimenti.
Questa presenza “invisibile” porta con sé un vantaggio enorme: l’implementazione non parte da zero, ma da qualcosa che già funziona. C’è solo bisogno di abilitare, standardizzare o estendere ciò che è già presente.
Per l’IT, significa partire da una base nota e verificata. Per gli OT, significa meno resistenza, meno frizione, e un’adozione molto più fluida.
Il nostro approccio: sicurezza senza complessità
In Secomea, abbiamo costruito la nostra piattaforma di accesso remoto proprio attorno a questo principio. Crediamo che la sicurezza debba essere presente e quasi invisibile all’utente finale: robusta e certificata, ma senza ostacolare il lavoro quotidiano.
L’obiettivo non è solo fornire accesso remoto, ma creare un ponte tra sicurezza IT e operatività OT. E per farlo, servono strumenti pensati non solo per proteggere, ma anche per semplificare.
Nel mondo OT, la sicurezza non può essere solo un esercizio teorico. Deve integrarsi con la realtà degli impianti, dei fornitori e delle fabbriche.
Una tecnologia scelta solo dall’IT è, di fatto, una soluzione incompleta. Solo coinvolgendo tutti gli attori si possono costruire infrastrutture realmente sicure, resilienti e operative.
Complesso non significa sicuro. Significa solo complesso. Scopri di più su Secomea.



