Intelligenze necessarie
Questo numero di Tecnologia & Innovazione parte dalla consapevolezza che gli asse dell’innovazione sono almeno quattro e viaggiano a velocità diverse. Il primo è quello del controllo e dell’automazione. Lo abbiamo chiamato a lungo “automazione industriale”, oggi prende il nome di APC – Advanced Process Control. Nell’articolo dedicato a firma di Carlo Lebrun si parte dalle definizioni (ARC, MPC, modellazione, monitoraggio) per arrivare ai casi operativi. Lo stesso orizzonte si allarga con le sensitive factory – un concetto che abbiamo esplorato con il Prof. Marco Macchi del PoliMi. La fabbrica che sente è un cambio di paradigma nella relazione tra sensori, dati e decisioni. E si intreccia naturalmente con un’altra tecnologia, il RAG – Retrieval-Augmented Generation – che permette all’AI di parlare il linguaggio specifico delle fabbriche, perché integra conoscenza esterna ai modelli linguistici. Il secondo asse è quello dell’innovazione di prodotto e processo, dove l’AI viene spesso sopravvalutata o fraintesa. Viviamo nel frastuono dell’AI – tra marketing narrativo e rischio sistemico. Ma sappiamo che i domini tecnici come la proprietà intellettuale richiedono più della pura previsione statistica che l’AI generativa può offrire. Anche il mondo della consulenza ne è una prova: gli algoritmi non possono sostituire le relazioni e la fiducia. Le aziende, lo diciamo spesso, hanno una scelta strategica: adottare in modo critico o rimanere indietro. Il terzo blocco è la cybersecurity.
La vera sfida oggi non è dare un nome all’avversario, ma comprendere il modo in cui opera. Dalle minacce ransomware a LinkedIn come nuovo campo di battaglia, non è più solo una questione tecnica, ma una sfida di intelligence. Infine, il quarto blocco: politica industriale e posizionamento globale. I brevetti italiani corrono: quasi 40.000 domande di patenti europee in meno di 10 anni. L’innovazione genera valore reale, ma con alcune zone d’ombra. Lo abbiamo raccontato con Antonio Romeo di Unioncamere. E sullo sfondo resta il paradosso europeo: perché le idee brillanti restano in laboratorio mentre gli unicorni fioriscono altrove? Senza dimenticare la sfida con la Cina e il valore del Made in Italy, che si governa con testa – come ricordiamo con l’analisi di Ivan Cardillo. Parliamo poi di social robot: non sono fantascienza, anzi, da qui al 2050, la grande maggioranza sarà impiegata in contesti produttivi. È bene iniziare a conoscerli meglio. Dedichiamo poi ampio spazio alla trasformazione da SEO a GEO, con Donatella Ardemagni che ci aiuta a capire come gestire il cambiamento nella ricerca online per evitare l’anonimato. Infine, con il designer Giulio Ceppi, una riflessione culturale: l’AI è un’occasione per guardare in modo più olistico la realtà, non per risolvere tutti i problemi.






