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Revamping, l’automazione riparte dall’esistente

Modernizzare senza sostituire: Ferrazza integra hardware, software e sicurezza negli impianti esistenti

Una macchina può continuare a svolgere perfettamente il proprio lavoro anche dopo vent’anni. Il problema è che, nel frattempo, automazione, componentistica elettronica, sistemi di controllo e requisiti di sicurezza sono cambiati. E una meccanica ancora valida può ritrovarsi frenata da tecnologie ormai obsolete.

È qui che il revamping degli impianti industriali cambia prospettiva: non più soltanto un modo per prolungare la vita di una macchina, ma un intervento capace di riportarla dentro una fabbrica connessa, aggiornabile e più sicura.

«L’esigenza che continua a guidare i nostri clienti è modernizzare l’impianto di automazione», spiega Umberto Viviani, Marketing Assistant & Quality Manager di Ferrazza. «Una linea deve essere aggiornata non solo dal punto di vista operativo, ma anche rispetto alle normative di sicurezza, soprattutto quando parliamo di macchine che hanno già vent’anni di attività».

Prima di sostituire, capire cosa vale la pena conservare

Revamping o macchina nuova? Non esiste una risposta valida in assoluto.

Il primo passo è analizzare l’hardware installato e le condizioni complessive dell’impianto, a partire dalla sua struttura meccanica. Se quest’ultima è ancora affidabile e adeguata al processo produttivo, intervenire sull’automazione può consentire di continuare a sfruttare un asset che conserva valore.

Diverso è il caso di macchinari molto datati sui quali anche la parte meccanica richiederebbe interventi importanti. «Non sempre è possibile fare un revamping», precisa Viviani. «Su macchine che hanno anche quarant’anni bisogna valutare attentamente la situazione: se è necessario intervenire pesantemente anche sulla meccanica, può avere più senso orientarsi verso un macchinario nuovo».

La convenienza, quindi, non deriva semplicemente dal “tenere il vecchio”, ma dalla capacità di distinguere ciò che è diventato obsoleto da ciò che continua a funzionare bene.

Quando esistono le condizioni, il vantaggio economico rispetto alla sostituzione completa rimane uno dei principali motivi che portano le imprese verso il revamping.

Una vecchia macchina può tornare a parlare con la fabbrica

C’è poi una differenza sostanziale tra mantenere semplicemente in funzione un impianto e renderlo nuovamente parte dell’ecosistema produttivo aziendale.

Molti macchinari installati anni fa sono nati infatti come sistemi isolati, quando interconnessione e scambio continuo di dati non erano ancora requisiti centrali dell’automazione industriale.

Per questo gli interventi realizzati oggi coinvolgono sempre più spesso anche il software.

«In quasi tutti i revamping ci è capitato di lavorare sulla comunicazione tra le macchine e dell’impianto produttivo con i sistemi gestionali del cliente», racconta Viviani.

Significa permettere anche a un asset esistente di scambiare informazioni, raccogliere dati di processo, dialogare con altri macchinari e integrarsi con i sistemi aziendali. La modernizzazione dell’hardware diventa così solo una parte del progetto.

Sicurezza: aggiornare un impianto significa ripensarne i rischi

Un altro fattore decisivo è la sicurezza.

L’aggiunta di una nuova macchina o di un sistema robotizzato può modificare le condizioni operative dell’intera linea e richiedere una nuova valutazione dei rischi. In altri casi è proprio l’evoluzione dei requisiti di sicurezza a rendere necessario intervenire su una macchina ancora produttivamente efficiente.

«La parte di sicurezza viene affrontata in ogni revamping», sottolinea Viviani. «Abbiamo anche interventi che nascono specificamente da questa esigenza».

È accaduto, per esempio, per un cliente che aveva necessità di aggiungere un robot antropomorfo destinato alla pallettizzazione. Il progetto non si è limitato all’integrazione della nuova automazione: Ferrazza ha studiato anche i dispositivi di sicurezza necessari, presentando al cliente differenti soluzioni conformi alle esigenze dell’impianto.

Il punto è importante: modernizzare non significa semplicemente aumentare le prestazioni, ma verificare che macchina, operatori e nuove automazioni possano continuare a lavorare insieme nelle condizioni previste dal nuovo assetto produttivo.

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Un unico interlocutore per l’automazione industriale

È proprio qui che il posizionamento di Ferrazza si è progressivamente ampliato.

L’azienda interviene oggi non soltanto sul revamping degli utilizzatori finali, ma collabora anche con costruttori di macchine e impianti che cercano un partner capace di occuparsi dell’intera componente elettrica ed elettronica.

«Ci vogliamo posizionare come un fornitore unico per tutto il servizio di automazione», afferma Viviani.

Il percorso può partire dalla progettazione elettrica, proseguire con assemblaggio e cablaggio del quadro, programmazione software, installazione dell’equipaggiamento e arrivare fino alla messa in servizio.

Ferrazza opera però come system integrator, non come produttore dei singoli dispositivi. Una distinzione che permette all’azienda di lavorare con differenti tecnologie e fornitori, scegliendo la configurazione più adatta al progetto.

Siemens, Schneider Electric, Rockwell Automation e altri produttori possono quindi entrare nello stesso approccio progettuale. «Prima di preparare un’offerta chiediamo sempre al cliente che cosa si aspetta dalla macchina dopo il revamping e quali apparecchiature vuole utilizzare», spiega Viviani.

La scelta può dipendere dalla tecnologia già presente sul macchinario, dagli standard adottati nello stabilimento oppure dalle specifiche richieste dell’utilizzatore finale.

Standardizzare dove conviene e mantenere continuità dove serve diventa così parte della progettazione.

Dal revamping all’assistenza

L’intervento non deve necessariamente terminare con la messa in servizio.

Per la componente elettrica ed elettronica Ferrazza può affiancare al progetto anche contratti di assistenza e supporto da remoto, mentre la manutenzione della parte meccanica rimane normalmente sotto la responsabilità del cliente.

È un aspetto particolarmente rilevante quando il revamping interessa macchine strategiche per la produzione: riportarle a uno standard tecnologico più recente significa anche rendere più semplice intervenire in futuro su hardware e software.

E l’investimento può conservare valore persino nel caso in cui l’azienda decida successivamente di cedere il macchinario: un impianto dotato di automazione, componentistica e software aggiornati si presenta sul mercato in condizioni molto diverse rispetto a una macchina rimasta tecnologicamente ferma per decenni.

Un banco prova torna a nuova vita

A mostrare concretamente quanto possa cambiare una macchina senza sostituirne necessariamente la funzione è uno degli ultimi progetti affrontati da Ferrazza: il revamping di un banco prova per pastiglie freno destinate ad auto e motocicli.

L’intervento ha interessato diversi livelli dell’automazione.

Il nuovo quadro elettrico, grazie a componenti più moderne, è stato realizzato con dimensioni più contenute e installato direttamente a bordo macchina. A questo è stato affiancato un software completamente nuovo, capace anche di esportare i risultati dei test in diversi formati digitali, tra cui CSV, PDF e XLS, secondo le esigenze del cliente.

Ferrazza ha inoltre rinnovato il bordo macchina introducendo sensori più precisi e cablaggi aggiornati.

Il risultato è un banco prova nuovamente adeguato alle necessità del laboratorio e dei controlli di fine produzione.

Per Ferrazza il progetto aveva anche un’altra particolarità. Pur avendo già esperienza nell’automotive, soprattutto nell’automazione per la produzione di batterie al piombo-acido, l’applicazione riguardava un ambito differente.

Una dimostrazione di ciò che significa essere integratori di sistemi: la tecnologia cambia, il settore cambia, ma il punto di partenza resta comprendere che cosa deve fare la macchina e costruire intorno a quell’obiettivo l’automazione necessaria.

Perché una macchina datata non è necessariamente una macchina arrivata alla fine della propria vita. Prima di sostituirla, la domanda da porsi è un’altra: quanto potenziale può ancora esprimere se riportata agli standard tecnologici di oggi?

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