Una tecnologia italiana integra nella matrice degli elastomeri la capacità di contrastare il biofilm. Dalla zootecnia al food, fino all’idrosanitario e al medicale.
Dalla gomma tradizionale a una nuova tecnologia
Per un produttore di componenti in gomma, il problema è concreto: come limitare la formazione e lo sviluppo del biofilm sulle superfici elastomeriche e mantenere nel tempo le caratteristiche igieniche del manufatto?
È da questa esigenza che nasce SCUDO, progetto sviluppato in Italia a partire dal 2023 come costola di PRP, azienda dei fratelli Pievani che da oltre 40 anni produce articoli in gomma per diversi settori industriali.
«L’idea è nata dall’osservazione di un vuoto tecnologico – racconta Gianfranco Pisani, socio di SCUDO –. Nel mondo delle plastiche esistevano già diverse soluzioni per contrastare i batteri, mentre per gli elastomeri non trovavamo una soluzione che fosse contemporaneamente efficace, stabile e integrata nel materiale, anziché limitata alla superficie».
Da qui è partito un percorso di ricerca applicativa guidato da Michele Pievani, forte dell’esperienza maturata nella produzione e nella lavorazione degli elastomeri.
La sfida era tutt’altro che semplice: ottenere una formulazione in grado di mantenere le proprie caratteristiche durante il processo di produzione della gomma e trasformarsi in una componente stabile della matrice.
«I principi chimici erano conosciuti. La difficoltà era trovare il modo e le condizioni giuste per stabilizzarli all’interno dell’elastomero. È stato un percorso fatto di prove successive, fino ad arrivare alla formulazione e al processo corretti».
Come funziona la gomma antibatterica SCUDO
SCUDO si differenzia da un disinfettante o da un trattamento superficiale perché non punta a svolgere un’azione aggressiva sui microrganismi. Il principio è passivo: attraverso le proprietà fisico-chimiche del materiale, la superficie dell’elastomero viene resa meno favorevole all’adesione, alla persistenza e allo sviluppo del biofilm.
«SCUDO non è un disinfettante – precisa Pisani –. Non vogliamo che il materiale rilasci una sostanza che vada ad agire all’esterno. La protezione è una caratteristica intrinseca dell’elastomero».
È una distinzione importante anche per comprendere la durata della tecnologia. Un trattamento superficiale può infatti essere soggetto a usura o esaurimento; SCUDO nasce invece dall’integrazione della funzionalità nella matrice del materiale.
Uno degli esempi più significativi arriva dalla zootecnia, dove le guaine per la mungitura sono state sottoposte a test fino a oltre 3.000 cicli, mantenendo l’efficacia rilevata nelle verifiche successive.



Dalla zootecnia all’industria alimentare
Le prime applicazioni commerciali sono nate proprio nel settore zootecnico, dove l’esperienza di PRP aveva già portato a sviluppare guaine per la mungitura, tettarelle per lo svezzamento dei vitelli e tubi di raccordo del latte.
Ma il campo di applicazione della gomma antibatterica SCUDO va ben oltre l’allevamento.
Nel settore alimentare sono già commercializzati rulli motorizzati per l’avanzamento dei nastri trasportatori negli stabilimenti produttivi, anche sul mercato statunitense. In questo caso la tecnologia può contribuire a mantenere più a lungo le condizioni igieniche del componente durante il normale utilizzo, affiancando le procedure di pulizia e disinfezione.
Sono inoltre in corso sperimentazioni nel packaging alimentare e avanzati contatti commerciali per applicazioni nelle calzature, in particolare per le suole interne sportive. Nel settore medicale è stato avviato il percorso di certificazione necessario per gli specifici dispositivi.
«La caratteristica più interessante è proprio la trasversalità. Non stiamo sviluppando un prodotto destinato a un solo mercato, ma una tecnologia che può essere adattata a esigenze molto diverse».
Una piattaforma per sviluppare elastomeri su misura
È qui che SCUDO supera il concetto di singolo materiale. L’azienda definisce infatti il proprio approccio come una piattaforma tecnologica: una base proprietaria che può essere declinata attraverso differenti elastomeri e formulazioni in funzione dell’applicazione.
Silicone, EPDM, NBR e altri elastomeri possono essere combinati con differenti sistemi di additivazione, attraverso un’attività di ricerca e sviluppo che continua insieme ai progetti con i clienti.
«La nostra è ricerca applicativa. La base tecnologica c’è, ma poi ogni applicazione richiede di trovare il mix più adatto. Le condizioni di utilizzo cambiano e il materiale deve essere progettato di conseguenza».
Una guaina destinata alla mungitura, un componente a contatto con l’acqua o un elemento destinato all’industria alimentare possono quindi richiedere caratteristiche differenti. La tecnologia viene adattata all’ambiente, alle condizioni operative e alle prestazioni richieste.
Il risultato è una famiglia di materiali e formulazioni specifiche, più che un unico prodotto standard.
Il modello: fornire la tecnologia, non competere con il produttore
Questa impostazione determina anche la strategia commerciale di SCUDO. L’obiettivo è lavorare prevalentemente con produttori e operatori industriali in qualità di partner tecnologico e fornitore OEM.
«Non vogliamo competere con i produttori di prodotti finiti. Vogliamo mettere la nostra tecnologia a disposizione di chi quei prodotti li sa già progettare e realizzare».
Il modello può prevedere la fornitura del materiale, della tecnologia o lo sviluppo congiunto di una soluzione specifica. L’azienda cerca quindi partnership con operatori leader nei diversi settori, con i quali sviluppare formulazioni, effettuare prove e arrivare alle certificazioni necessarie.
L’esempio scelto da SCUDO per descrivere questa strategia è quello di Gore-Tex: non è necessariamente la tecnologia a essere visibile al consumatore finale, ma il prodotto che la incorpora.
«Il nostro obiettivo è che SCUDO diventi una tecnologia integrata nei prodotti dei nostri partner. Il valore aggiunto non è semplicemente produrre un pezzo di gomma, ma sviluppare il materiale più adatto allo specifico scopo».
Dalla ricerca continua alle nuove applicazioni
La ricerca, dunque, non si ferma alla formulazione iniziale. Ogni collaborazione può generare nuove varianti, nuove geometrie e nuove possibilità applicative.
È questo il percorso con cui SCUDO punta a trasformare una tecnologia nata dall’esperienza nella lavorazione della gomma in una piattaforma destinata a più mercati: dalla zootecnia all’industria alimentare, dall’idrosanitario al packaging, fino alle applicazioni medicali.
Per le aziende che producono componenti elastomerici, il tema diventa quindi quello di poter integrare una nuova funzionalità direttamente nel materiale, senza ricorrere necessariamente a un successivo trattamento superficiale.
Una gomma che non si limita a essere gomma, ma diventa parte della soluzione al problema del biofilm.



