23/06/2020

Le novità del nuovo piano da 7 miliardi che supporterà le imprese verso la transizione al digitale

Simona Pira

Il piano Transizione 4.0, che si propone di sostituire il precedente piano Impresa 4.0, è la nuova politica industriale del paese. Come specificato dal MiSE, sarà “più inclusiva e attenta alla sostenibilità”, in quanto “prevede una maggiore attenzione all’innovazione, agli investimenti green e per le attività di design e ideazione artistica”. Vediamo quali sono le misure incluse nel piano Transizione 4.0, e quali differenze sono state apportate rispetto al piano industriale precedente.

Dal primo piano Industria 4.0 del governo, il cosiddetto “Piano Calenda” sono state compiute alcune variazioni, come il cambio di nomenclatura, da “Industria 4.0” a “Impresa 4.0”, a testimoniare che la Quarta Rivoluzione Industriale riguarda le imprese di tutti i settori. Adesso il governo ha introdotto il piano “Transizione 4.0”, nome scelto per sottolineare che le misure mirano a supportare il processo di trasformazione delle imprese.

Il Piano Transizione 4.0 nasce dall’osservazione che le misure passate hanno avuto risultati ottimi, ma migliorabili. Il valore degli investimenti in beni materiali e immateriali relativi alle tecnologie 4.0 è stato di circa 13 miliardi di euro, effettuati da circa 53mila imprese. Da notare però che due terzi degli investimenti è stato effettuato da aziende medio-grandi. La conclusione è che molte imprese hanno usufruito delle misure disponibili, ma moltissime non lo hanno fatto. E questo è una delle motivazioni che hanno spinto il governo ad effettuare alcune modifiche rispetto al piano precedente.

Innanzitutto è stata data un’ottica pluriennale per dare una maggiore possibilità di pianificazione alle imprese e quindi una maggiore possibilità di usufruire degli incentivi. È stato poi dato maggiore rilievo alla modalità di accesso propria del credito di imposta, che è diventato il canale principale per usufruire degli incentivi, rendendo alcune misure alla portata di aziende senza utili o in regime non ordinario. Tutto questo è stato fatto mantenendo alta l’attenzione alla formazione come elemento imprescindibile per la trasformazione digitale.

Scendendo nel dettaglio le principali azioni, tutte usufruibili con la modalità del credito di imposta, riguardano gli investimenti in beni strumentali, la ricerca e sviluppo, innovazione e design, e la formazione.

Credito di imposta per investimenti in beni strumentali

Il credito di imposta per investimenti in beni strumentali è la misura che, in sostituzione dei precedenti iper- e super-ammortamento, mira a supportare gli investimenti in beni strumentali materiali e immateriali correlati con la digitalizzazione.

Per quanto riguarda i beni strumentali materiali per cui è possibile beneficiare del credito di imposta il riferimento è rimasto invariato, ovvero l’allegato A della legge 11 dicembre 2016, n. 232, e credito di imposta riconosciuto è pari al:

40%

del costo del bene per
investimenti fino a 2,5
milioni di euro

20%

del costo del bene per
investimenti superiori ai
2,5 milioni di euro (fino ad
un limite di costi ammissibili
pari a 10 milioni di euro)

6%

del costo del bene per altri
beni strumentali materiali
non inclusi nell’allegato
A (fino ad un limite
massimo di costi ammissibili
pari a 2 milioni di euro)

Per quanto riguarda i beni strumentali immateriali invece il credito di imposta riconosciuto è pari al 15% del costo del bene fino ad un limite massimo di costi ammissibili pari a 700.000 euro, e il riferimento per l’elenco di beni ammissibili è anche in questo caso contenuto nella legge 11 dicembre 2016, n. 232 (allegato B).

Il credito di imposta per investimenti in beni strumentali si applica agli investimenti effettuati tra il 1 gennaio 2020 e il 31 dicembre 2020, ovvero entro il 30 giugno 2021 a condizione che sia accettato dal fornitore l’ordine entro la fine del 2020 e sia stato pagato un acconto pari ad almeno il 20% del costo del bene.

Permane inoltre la necessità di una perizia tecnica rilasciata da un ingegnere o perito industriale iscritti al proprio albo professionale o da un ente di certificazione accreditato per attestare la rispondenza dell’investimento fatto ai requisiti previsti (per investimenti inferiori ai 300.000 euro è sufficiente una autodichiarazione da parte del legale rappresentante).

Per maggiori dettagli si visiti il sito: mise.gov.it/index.php/ it/incentivi/impresa/credito-d-imposta- beni-strumentali

Credito d’imposta per ricerca, sviluppo, innovazione e design

L’obiettivo di questa misura è quello di accrescere e supportare gli investimenti privati in ricerca e sviluppo e innovazione tecnologica, suddivisa in 3 tipologie di investimenti. Per la ricerca e sviluppo è riconosciuto un credito di imposta pari al 12% delle spese ammissibili (fino ad un limite massimo di spese pari a 3 milioni di euro).

Per le attività di innovazione tecnologica aventi come scopo l’ideazione o il miglioramento di prodotti o processi è riconosciuto il 6% delle spese ammissibili (fino ad un limite massimo di spese pari a 1,5 milioni di euro) e il 10% delle spese ammissibili nel caso le attività abbiano come obiettivo la “transizione ecologica” o l’innovazione digitale 4.0.

Infine, per le attività di design e ideazione estetica il credito di imposta riconosciuto è pari al 6% delle spese ammissibili (fino ad un limite massimo di spese pari a 1,5 milioni di euro). Il credito di imposta si applica alle spese ammissibili sostenute nel periodo di imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2019 dietro produzione di apposita documentazione.

Per maggiori dettagli si visiti la pagina: mise.gov.it/index.php/ it/incentivi/impresa/credito-d-imposta- r-s

Credito di imposta per la formazione 4.0

Il credito di imposta per la formazione 4.0 è la misura che incentiva e supporta le imprese nel fondamentale compito di mantenere le risorse umane competenti e aggiornate su tematiche afferenti le nuove tecnologie. Tale misura prevede un credito di imposta in percentuale al costo aziendale del dipendente impegnato in attività di formazione pari al:

50%

delle spese ammissibili
(su un totale di 300.000)
per le piccole imprese

40%

delle spese ammissibili
(su un totale di 250.000) per
le medie imprese

30%

delle spese ammissibili
(su un totale di 250.000)
per le grandi imprese

Il credito di imposta per la formazione si applica alle spese sostenute nel periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2019 con l’obbligo di produzione e conservazione di relativa documentazione.

Per maggiori dettagli si visiti il sito: mise.gov.it/index.php/ it/incentivi/impresa/credito-d-imposta- formazione

Le risorse stanziate a copertura delle misure descritte e presenti nel piano Transizione 4.0, a cui il governo si è impegnato a dare continuità per un triennio, ammonta a 7 miliardi di euro, che si vanno ad aggiungere ad altre misure previste nella legge di bilancio che supporteranno le imprese, quali la Nuova Sabatini, il fondo di garanzia PMI, il potenziamento degli ITS, ed altre misure consultabili sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico.

Da stime del governo sul Piano Transizione 4.0 ci si attende un ampliamento potenziale della platea di imprese pari al 40%, ma solo il tempo potrà rivelare in che misura tali incentivi saranno accolti dal tessuto imprenditoriale italiano.


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