Come possono fare le PMI a continuare a crescere in un mondo super veloce?
Primo articolo di una serie di quattro sull’innovazione.
L’innovazione non è più un’opzione, ma una necessità anche per le PMI. Tecnologie come l’intelligenza artificiale stanno trasformando il modo di lavorare, decidere e competere, imponendo un’accelerazione senza precedenti.
Ma cosa significa oggi innovare per una piccola o media impresa?
A rispondere sono Stefano Lorenzi (SL), Antonio Messina (AM) e Stefano Papini (SP), esperti di innovazione, strategia e cambiamento organizzativo.
Insieme, hanno affrontato tre temi chiave:
- il significato dell’innovazione oggi,
- l’impatto dell’IA sulle PMI,
- rischi e opportunità di questa trasformazione.
Ecco cosa è emerso dal confronto.

Quando parliamo di innovazione a cosa si pensa più facilmente?
SL: L’innovazione e in particolare l’innovazione tecnologica è un motore fondamentale per ogni impresa. L’innovazione digitale, benché non l’unica, è certamente l’innovazione più visibile e a maggior impatto trasversale rispetto ai diversi settori industriali. L’ultima ondata cominciata dall’anno 2000 è stata l’avvento di Internet, seguita dal cloud a partire dal 2009 circa. Oggi è l’epoca dell’intelligenza artificiale come tutti sappiamo. Qualunque attività oggi è digitalizzata o digitalizzabile o supportata dal digitale. Una delle principali conseguenze è stata la velocità di azione, di cambiamento e quindi anche di innovazione.
AM: L’innovazione è un valore: creare un ambiente che incoraggi la sperimentazione e il pensiero critico, che favorisca la condivisione delle idee innovative e la cultura dell’accettazione dell’errore deve essere una strategia. Da consulente HR, ho aiutato diverse aziende a sviluppare una cultura dell’innovazione, identificando i comportamenti da agire e quelli da interrompere. Questi diventano un “faro” cui ispirarsi in fase di valutazione e meritocrazia. Significa creare una forma mentis che ispiri innovazione nei laboratori di Ricerca e Sviluppo, così come nelle brochure e argomentazioni delle Vendite e finanche nei report all’Amministrazione. E l’AI oggi viene in aiuto nell’accelerazione di questi comportamenti.
SP: Innovare è ormai indispensabile per restare sul mercato. Molte aziende storiche, pur operando da anni con successo, hanno dovuto avviare percorsi di innovazione per rimanere competitive. Un’impresa con cui collaboro, con un prodotto consolidato, ha recentemente sviluppato brevetti per migliorare efficienza energetica e silenziosità. Un’altra, nel settore della meccanica industriale, ha scoperto nel service non solo una leva di fidelizzazione del cliente, ma anche una fonte di nuove opportunità di business e ricavi. L’innovazione non è solo tecnologia, ma un processo che coinvolge l’intera organizzazione e che impatta il modello di business attuale e prospettico”
Quali sono gli impatti più evidenti sulle PMI?
SL: Dal punto di vista del mercato il primo impatto è un folle aumento della competizione (vedremo l’impatto finale dei dazi ma l’inasprimento della competizione è quasi certo sia all’estero così come sui mercati interni, restringendo almeno nel breve gli sbocchi commerciali consolidati). Quindi se la competizione aumenta per crescere si deve aumentare anche l’attenzione ai costi in generale, ai nuovi prodotti e servizi e infine al cliente, e questo è vero sia in modelli B2C che B2B. Mentre il trust nei modelli B2B è sempre stato fondamentale e tutto sommato anche facilmente misurabile, il trust nel mondo B2C invece è più critico in quanto i siti di ecommerce sono esplosi e non sempre mantengono le promesse. Qui forse si può iniziare a distinguere quindi tra PMI che operano in un settore B2B e quelle che operano in un settore B2C.

AM: Oggi è fondamentale creare un mindset aperto al cambiamento e alla cultura dell’open innovation. Le PMI devono sviluppare nei loro manager leadership, capacità di gestione del cambiamento e di guida dei collaboratori verso l’adozione dell’AI e dei progetti di innovazione. Lato HR, il focus deve essere sull’integrazione tra tecnologia e persone, nonché investire su upskilling, reskilling e acquisizione di competenze digitali.
SP: Con l’avvento dell’intelligenza artificiale si aprono molte opportunità per le PMI. Siamo nel pieno di una vera e propria rivoluzione industriale nella quale molte cose cambieranno da qui ai prossimi anni. In questo senso le tecnologie esponenziali come ad esempio robotica, IoT, la manifattura additiva, solo per citarne alcune, combinate con l’intelligenza artificiale, non potranno che accelerare questo cambiamento. Mi capita sempre più spesso di confrontarmi con imprenditori e CEO che hanno questo tema in agenda come priorità per il 2025 e per gli anni a venire. Chi non ha ancora messo a fuoco la portata dei cambiamenti che ci attendono è bene che si chieda se questo non possa diventare un rischio per la sostenibilità di medio lungo termine.
Quali sono quindi i principali rischi e le opportunità che hanno le PMI?
SL: Per le aziende B2B la relazione con i clienti è diventata ancora più importante e completamente digitalizzata. A partire dall’interazione commerciale ormai ampiamente supportata da video call, da modelli di prodotto digitale che vengono usati per le demo, a forum e aggregazioni digitali che integrano le classiche fiere per la presentazione dei prodotti, che non sono sparite ma sono diventate il momento dove le trattative si chiudono perché sono state aperte digitalmente. Diverso il settore B2C dove il canale digitale nasce ormai insieme al prodotto, o così dovrebbe essere, ma dove diventa sempre più difficile e costoso farsi notare visto l’affollamento di canali e di offerte che nascono ogni giorno. Quindi per il mondo B2C in particolare mai sottovalutare l’investimento in comunicazione e marketing nel lancio di nuovi prodotti o servizi.
A AM: Le opportunità in termini HR: maggiore efficacia, efficienza e competitività non solo in termini di business ma anche in termini di attrattività e retention dei talenti. L’AI non dovrebbe sostituire le persone ma potenziarle, creando maggiore engagement nel personale. Fondamentale avere un’ HR Strategy e la seria intenzione di sviluppare le capacità di leadership e gestione dei collaboratori da parte dei manager. Fra i rischi principali: resistenza al cambiamento, competenze che diventano obsolete, problemi di retention delle persone più talentuose, lentezza e perdita di competitività.

SP: Le opportunità per le aziende possono essere classificate in tre categorie: 1) miglioramento dei processi, che si traduce in riduzione dei costi con incremento di marginalità; 2) disintermediazione della filiera, che avvicina sempre di più all’azienda ai propri clienti permettendo un migliore presidio della relazione; 3) abilitazione di nuovi modelli di business: mi viene in mente ad esempio il tema della “Servitization” sulla quale molte aziende si trovano oggi a cimentarsi per differenziare la propria capacità di estrarre valore dal proprio business. Per quanto riguarda i rischi, credo sia a rischio la sopravvivenza per molte aziende che non si attivano per evolvere in un mondo in continuo cambiamento.
Gli autori:
STEFANO LORENZI
L&A Consulting
Mail: stefano.lorenzi@l-a-consultingpartners.com
Linkedin: https://www.linkedin.com/in/stefano-lorenzi-06046382/
ANTONIO MESSINA
HARA Risorse Umane
Mail: a.messina@hararisorseumane.it
Website: http://www.hararisorseumane.it/
Linkedin: https://www.linkedin.com/in/risorseumane/
STEFANO PAPINI
RUYS – Strategy in Action & System Coaching
Mail: stefano.papini@ruys.it
Website: http://www.ruys.it/
Linkedin: https://www.linkedin



