Quando l’innovazione nasce dall’esperienza e dal rispetto per le persone
C’è chi fonda un’azienda per intercettare un trend di mercato e chi, come Evomach, nasce per colmare un vuoto tecnologico. Un vuoto ben preciso, individuato oltre dieci anni fa da due professionisti cresciuti all’interno di alcuni dei più grandi nomi della macchina utensile per la lavorazione della lamiera. «Non siamo nati per fare i soldi, siamo nati perché ci piace tribolare», racconta Renato Gastaldo, uno dei titolari di Evomach. Una frase che non ha nulla di folcloristico e che, anzi, sintetizza con efficacia l’approccio dell’azienda: partire da un problema reale, tecnico e operativo, e costruire una soluzione solida, coerente e sostenibile nel tempo.

Il progetto Evomach prende forma circa dodici anni fa, mentre la nascita aziendale vera e propria risale a cinque anni fa. Alle spalle dei fondatori c’è un patrimonio di competenze maturate in contesti industriali di primissimo livello. «Il mio socio, Piero Merlino, è cresciuto all’ombra di Amada Schiavi, io all’ombra di Salvagnini. Negli anni Novanta queste aziende non ti insegnavano solo a usare una macchina: ti insegnavano a lavorare, a risolvere i problemi del cliente, a rispettare il prodotto e il processo», spiega Gastaldo. Un’impostazione che ha segnato in modo profondo il DNA di Evomach e che ancora oggi guida le scelte strategiche dell’azienda.
Renato Gastaldo e Piero Merlino
Un vuoto tecnologico nel cuore della piegatura
Osservando il panorama italiano della lavorazione della lamiera, Gastaldo e Merlino si rendono conto di un’anomalia: l’Italia è storicamente leader mondiale nella pressopiegatura e nella produzione di pannellatrici, ma tra queste due tecnologie esiste una zona grigia poco esplorata. «In mezzo c’è un buco tecnologico. Una tecnologia che in Italia non è mai stata davvero sviluppata, mentre in Germania, Svezia e nei Paesi del Nord Europa è consolidata da decenni: la piegatura tangenziale», racconta.
Non si tratta di creare un nuovo mercato per opportunità commerciale, ma di colmare una mancanza oggettiva. «Secondo le nostre menti romantiche, c’era la possibilità di risolvere un problema tecnologico del settore». Da questa intuizione nasce la decisione di puntare in modo convinto sulla piegatura tangenziale come core business, costruendo una partnership industriale e tecnologica con Schröder, produttore che ha portato questa tecnologia a un livello pienamente industriale.
Dal concetto storico all’industria moderna
Il principio della piegatura tangenziale è tutt’altro che nuovo. «È stato inventato negli anni Trenta e il concetto di base è rimasto lo stesso», spiega Gastaldo. La differenza rispetto alla pressopiegatura tradizionale è radicale. Nella pressopiegatrice, la piega si ottiene tramite la discesa di un punzone all’interno di una matrice: un movimento che proietta la lamiera verso l’alto e costringe l’operatore a sostenere, sollevare e ribaltare il pezzo a ogni operazione.
La piegatrice tangenziale ribalta completamente questa logica. Il pezzo rimane sempre in piano, appoggiato su un piano a sfere, mentre una barra di piega – la cosiddetta bandiera – lavora dal lato opposto, piegando la lamiera verso l’alto o verso il basso.

«Non è più l’operatore a sostenere il pezzo: è la macchina che lo fa. Questo cambia totalmente la prospettiva di lavoro, l’ergonomia e anche la qualità del risultato finale».
Per decenni, però, questa tecnologia è rimasta confinata al mondo della lattoneria artigianale, con limiti evidenti in termini di precisione, spessori lavorabili e ripetibilità. L’evoluzione portata da Schröder – e distribuita e valorizzata da Evomach sul mercato italiano – sta proprio qui: motorizzazioni evolute, calcoli FEM, controlli numerici avanzati e meccaniche di alta precisione hanno trasformato un concetto storico in una soluzione industriale capace di affrontare spessori importanti. «Oggi parliamo di 5–6 mm in modo continuativo e di modelli che arrivano fino a 12 mm», sottolinea Gastaldo.
Un’evoluzione concreta per il contoterzista
Evomach opera oggi in modo trasversale su tutta l’industria della lamiera, ma il cuore del mercato resta il contoterzista. «Il contoterzista è per definizione variopinto: produzioni diverse, piccoli lotti, continue variazioni. La piegatura tangenziale non sostituisce la pressopiegatrice o la pannellatrice, ma completa il parco macchine», spiega Gastaldo.
Dai produttori di forni industriali a quelli di cabine e camere bianche per il settore chimico e farmaceutico, fino a grandi gruppi multinazionali con stabilimenti distribuiti nel mondo, la tecnologia tangenziale trova applicazione ovunque siano richieste flessibilità, qualità costante ed ergonomia. È per questo che Evomach parla di “evoluzione della piegatura”: un passo avanti rispetto alla pressopiegatura tradizionale, capace di migliorare produttività e condizioni di lavoro senza stravolgere l’organizzazione dell’officina.
Ergonomia, persone e carenza di operatori
Il tema delle persone è centrale nella visione di Evomach. «Chi lavora davanti a una pressopiegatrice gestisce ogni giorno pesi enormi. È uno sforzo devastante. Poi ci chiediamo perché non troviamo piegatori», afferma Gastaldo con estrema franchezza. La piegatura tangenziale non è la soluzione a tutti i problemi dell’industria manifatturiera, ma rappresenta uno strumento concreto per rendere il lavoro più sostenibile, accessibile e sicuro.

«Non è la panacea di tutti i mali, ha dei limiti di lunghezza, spessore e portata, ma è una macchina semplice, facilmente inseribile in azienda e utilizzabile da tutti». In un contesto di crescente carenza di manodopera qualificata, questa semplicità diventa un valore strategico.
Service e post-vendita come scelta culturale
Un altro elemento distintivo di Evomach è l’approccio al servizio post-vendita. «Siamo puristi, quasi puritani: se non risolvo il problema al mio cliente, muoio», dice Gastaldo. L’azienda ha scelto consapevolmente di strutturarsi prima sul piano tecnico e del service, arrivando ad avere ancora oggi più persone dedicate all’assistenza che al commerciale.
Non è una strategia di marketing, ma una scelta culturale. «Siamo cresciuti in aziende che non lasciavano mai fermo un cliente. Se la macchina era ferma, si andava. Punto». Un approccio che porta talvolta anche a rimetterci economicamente, ma che costruisce relazioni solide e durature basate sulla fiducia e sul passaparola.
Standard industriale e personalizzazione mirata
Le soluzioni proposte da Evomach partono da piattaforme industriali ben definite, ma lasciano spazio a un’importante attività di personalizzazione. «È un 50 e 50. Si sceglie la macchina giusta – come scegliere tra una berlina, un SUV o un’auto da corsa – e poi si lavora sull’assetto», spiega Gastaldo.
Manipolatori speciali, sistemi di presa dedicati, soluzioni per il ribaltamento dei pezzi e kit ergonomici sono solo alcuni esempi di personalizzazioni sviluppate per adattare la macchina alle specifiche produzioni del cliente, soprattutto nei casi di profili stretti o geometrie complesse.

Crescere senza perdere identità
Guardando al futuro, Evomach non rincorre una crescita aggressiva. L’obiettivo è il consolidamento. «Tra dieci anni potremmo arrivare a 20 milioni di euro di fatturato, ma solo se troviamo persone che condividono il nostro modo di lavorare e sostengono questa visione. Il fatturato, però, non è il punto: senza le persone giuste, va bene anche restare così», afferma Gastaldo.
Una filosofia che si riflette anche in un articolato programma di welfare aziendale, con premi significativi legati a momenti importanti della vita delle persone e un forte impegno verso il territorio. «Non lo facciamo per lucro, ma per convinzione. Crediamo ancora nella famiglia, nella comunità e nel lavoro fatto bene».
In un settore spesso dominato dalla corsa ai numeri e all’automazione spinta, Evomach rivendica con orgoglio una crescita lenta, coerente e profondamente umana. «Siamo nati perché ci piace lavorare con le macchine della lamiera. E vogliamo continuare a farlo così».
