mercoledì 17 Set, 2025

Inventory management

Come Hoffmann Group aiuta le realtà produttive italiane a recuperare produttività.

Vigonza, 11 Settembre 2025.

Partecipando all’evento dedicato a Inventory management e vending machine industriali, abbiamo toccato con mano un tema che esce dai confini del “distributore di utensili” e arriva al cuore della competitività. L’apertura dell’amministratore delegato Alessandro Gentili è stata chiara: l’obiettivo non è solo vendere prodotti, ma incrementare produttività, efficienza e sostenibilità delle imprese clienti in un contesto europeo che, come richiamato nel recente studio affidato a Mario Draghi, soffre un gap rispetto a USA e Asia.

Chi è Hoffmann Italia e perché ascoltarla

Hoffmann Italia è la filiale nazionale di Hoffmann Group, oggi parte della svizzera SFS Group. Nel nostro mercato opera con circa 170 collaboratori, 84 consulenti tecnico-commerciali sul territorio e oltre 8.000 clienti attivi in settori che vanno da aerospace e automotive a oil & gas, ferroviario, navale e costruttori di macchine/impianti. Il 2024-2025 vede un fatturato intorno ai 72 milioni di euro nel nostro Paese, all’interno di un gruppo che a livello internazionale supera 1,5 miliardi di euro (Hoffmann Group) e 3 miliardi di CHF (SFS).

“Per noi la competitività è diventata un mantra, quasi una magnifica ossessione” ha sottolineato Gentili. “Non vogliamo solo vendere utensili, ma aiutare il sistema industriale italiano a recuperare efficienza e competitività”.

Inventory management “as a service”: molto oltre la macchina

Al centro della proposta di Hoffmann Group c’è un concetto semplice: gestire le scorte tramite le vending machine, come GARANT Tool24, ma all’interno di un servizio più ampio che integra hardware, software e supporto consulenziale. La differenza rispetto a una tradizionale tool-room sta nella possibilità di controllare, monitorare e ottimizzare ciò che accade tra reparti, commesse e turni, con un approccio basato sui dati.

Come ha spiegato Lorenzo Manao, responsabile Digital & Business Development:

“Gestire le scorte significa assicurarsi che, prima di avviare un ciclo produttivo, tutti gli ingredienti siano in casa. In un mondo instabile, con supply chain fragili e concorrenza agguerrita, le aziende non possono permettersi rotture di stock. Il nostro compito è garantire disponibilità continua e ridurre al minimo il tempo perso in attività non core”.

Le vending machine industriali, installate da Hoffmann Group già dal 2006, si sono evolute: non solo rotative per utensili costosi e di piccole dimensioni, ma anche locker per power tools, sistemi a pesatura per consumabili e cassettiere versatili per articoli più voluminosi. L’integrazione con i gestionali aziendali permette di sapere chi ha prelevato cosa, quando e per quale commessa, garantendo tracciabilità e controllo.

Un modello economico flessibile

Interessante anche l’aspetto contrattuale: la logica non è quella di un investimento rigido in macchinari, ma di un canone modulabile, legato ai servizi richiesti e ai volumi di consumo. Per molte aziende questo significa ridurre il rischio iniziale e poter avviare un progetto pilota in un reparto circoscritto, con la possibilità di estendere gradualmente la soluzione se i risultati si confermano.

Dove nasce il ritorno sull’investimento

I benefici sono molteplici. Prima di tutto nella continuità della supply chain, perché ridurre le rotture di stock significa evitare fermi macchina e acquisti d’urgenza. Jessica Novello, Inventory Management Consultant, lo ha riassunto così:

“Il primo vantaggio è la sicurezza della supply chain: il materiale è sempre disponibile, senza corse dell’ultimo minuto. Poi c’è l’ottimizzazione delle scorte: molti clienti scoprono di poter ridurre del 30% i consumi già nel primo anno, senza mai rimanere senza ciò che serve”.

Non meno importante è il tempo guadagnato: il cosiddetto “Walk & Wait”, cioè i minuti persi per andare e tornare dal magazzino centrale, che moltiplicati per operatori e turni diventano ore sottratte alla produzione.

L’impatto si estende anche agli uffici acquisti. L’ordine automatico e la reportistica puntuale riducono il numero di ordini da emettere. “Ogni ordine costa in media 80 euro di gestione interna. Automatizzando, il buyer smette di rincorrere urgenze e può concentrarsi su attività a maggior valore aggiunto” ha spiegato Novello.

Un cambiamento culturale, oltre che tecnologico

Nonostante i vantaggi, l’adozione non è immediata. In molte PMI italiane pesa la diffidenza verso la condivisione dei dati di consumo o il timore di perdere il controllo. “Non chiediamo dati sensibili, ma solo informazioni sui consumi. Sono strumenti che aiutano il cliente stesso a capire dove risparmia, perché spesso lui per primo non ha visibilità reale delle proprie spese” ha spiegato Giuseppe Di Lorenzo, Inventory Management Consultant.

Casi reali: dalla PMI alla grande industria

Due esperienze raccontate durante l’incontro rendono evidente l’impatto di questi sistemi.

La Meccanica Ripamonti di Bergamo, nata come torneria nel 1974, è passata da una tool-room tradizionale a un sistema di cassettiere intelligenti. “L’operatore arriva, si identifica, il software apre il cassetto giusto e in due minuti ha ciò che gli serve” hanno spiegato i consulenti. Nel giro di pochi anni l’azienda ha esteso il progetto a gran parte del magazzino utensili, con benefici in termini di ordine, tracciabilità e analisi dei costi per commessa.

In un grande stabilimento romano della difesa, invece, la necessità era controllare attrezzature ingombranti e di alto valore. Qui sono stati introdotti locker customizzati, capaci di tracciare responsabilità e ridurre smarrimenti o danni. “Il cliente ha trasformato l’impianto in una fabbrica vetrina: oggi le vending machine rappresentano l’impegno per soddisfare i principi delle 5S e vengono mostrate con orgoglio alle delegazioni estere in visita” ha raccontato Di Lorenzo.

Perché interessa oggi alle imprese italiane

L’inventory management “as a service” risponde a un’esigenza molto concreta: recuperare margini di produttività senza dover avviare trasformazioni radicali e costose. Si parte da ciò che è misurabile e vicino alle linee produttive – i consumi, gli ordini, i tempi degli operatori – e si costruisce un percorso di miglioramento progressivo. È una logica che ben si adatta al tessuto manifatturiero italiano, fatto di PMI che devono crescere in competitività ma non possono permettersi grandi investimenti upfront.

In definitiva, la combinazione fra vending machine evolute, integrazione dati, servizio di refill/ottimizzazione e attenzione alla sostenibilità rende l’inventory management una leva rapida di ROI operativo per chi produce in Italia. Non è una bacchetta magica (serve disciplina di processo), ma agisce su voci di costo spesso invisibili — consumi, ordini, tempi morti — che sommate fanno margine. In un’Europa che deve tornare a correre sulla produttività, partire da ciò che è misurabile e vicino alle linee produttive è una scelta pragmatica.

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