martedì 03 Mar, 2026

Commercio internazionale 2025: bilancio dell’export e scenari 2026

La rubrica a cura di TEM PLUS per capire da vicino il mondo delle esportazioni, i trend, i paesi che presentano le migliori opportunità e come si possono cogliere

In un’economia globale instabile e in costante trasformazione, l’export resta uno dei pochi punti fermi della competitività tra paesi. Anno dopo anno, infatti, si è rivelato come leva strategica per i mercati internazionali.

A rafforzare questa evoluzione contribuisce l’adozione crescente dell’intelligenza artificiale, che non deve essere interpretata come un settore “a sé stante”, ma come un acceleratore strutturale della crescita globale. Un fattore critico che ha contribuito alla trasformazione dell’economia globale è rappresentato dagli USA con l’imposizione e la continua minaccia di nuove barriere.

Andiamo ad analizzare gli aspetti positivi e negativi del mercato globale, evidenziando i trend e le nuove destinazioni dell’export, sulla base dei dati aggiornati al terzo trimestre 2025 (Fonte: ExportPlanning).

Luci e ombre della congiuntura globale

Dall’analisi della domanda mondiale emergono segnali contrastanti. Tra i fattori favorevoli si registra una crescita in volume del 4,6%, a conferma di una domanda resiliente e complessivamente solida nel commercio internazionale 2025.

La crescita è trainata da settori come l’high-tech, di cui parleremo in dettaglio più sotto, la farmaceutica, l’agroalimentare e l’automotive, con quest’ultimo che merita un approfondimento ad hoc visto l’andamento non lineare dei comparti che lo compongono.

Il quadro è stato influenzato anche da fattori straordinari come il cosiddetto fenomeno del frontloading statunitense, ovvero l’accumulo di scorte pre-dazi nella prima parte dell’anno, e i movimenti intra-gruppo, come reazione difensiva alle politiche commerciali.

Inoltre, il deprezzamento del dollaro del 12% e il conseguente apprezzamento dell’euro hanno avuto effetti penalizzanti sulla competitività delle esportazioni europee.

AI e alta tecnologia: un continuo sviluppo

L’AI ha un effetto trainante nei diversi settori: contribuisce a migliorare la produttività, l’efficienza dei processi e ad aprire nuove opportunità per l’export. Non va più considerata come un settore autonomo, bensì come una componente strutturale e trasversale dei vari settori.

I settori più influenzati in positivo dall’avvento dell’AI sono l’elettronica di consumo, la meccanica, l’impiantistica e l’ICT, ma anche robotica, biotecnologie, aerospaziale e automotive, dove ricerca e sviluppo giocano un ruolo cruciale per l’innovazione e la creazione di nuovi mercati.

Mentre l’alta tecnologia accelera, la divergenza con i settori industriali più maturi diventa netta, evidenziando una transizione che premia solo chi sa riposizionarsi lungo la catena del valore globale.

In questo contesto, il professionista deve essere consapevole che l’espansione e l’uso sempre più frequente dell’intelligenza artificiale non sono privi di vincoli reali: si tratta di una crescita “materica”, che poggia su infrastrutture fisiche, consumi energetici e risorse minerarie essenziali.

Automotive in transizione: dal tradizionale all’innovazione

L’automotive presenta un andamento differenziato e può essere definito un settore in transizione: da un lato c’è la decadenza del tradizionale, dall’altro emergono nuove opportunità per l’export.

Il segmento tradizionale evidenzia una contrazione. Si registra infatti un declino della domanda di motori a combustione interna e la crisi della manifattura tedesca lo rappresenta chiaramente.

Al contrario, i settori più di nicchia come l’ibrido e i veicoli elettrici sono in crescita, con una domanda sempre più positiva. Di conseguenza, la domanda risulta positiva anche per la componentistica elettrotecnica.

All’interno della filiera trasporti, il vero rimbalzo è guidato dagli investimenti governativi in Difesa. Questo non riguarda solo gli armamenti, ma anche una forte domanda di componentistica aeronautica e mezzi pesanti per il trasporto strategico.

Export sotto pressione: il fattore USA

Come già evidenziato, il deprezzamento del dollaro costituisce una criticità rilevante per il commercio internazionale e può essere interpretato come una forma di dazio implicito per gli esportatori dell’area euro.

Allo stesso tempo, i dati mostrano un comportamento bilaterale del mercato statunitense, differente rispetto alle aspettative iniziali: la crescita rallenta in modo graduale ma la domanda rimane relativamente rigida, limitando l’impatto negativo complessivo sulle esportazioni. Un equilibrio instabile e in continuo cambiamento che rende il mercato statunitense una variabile chiave nel determinare le prospettive dell’export globale nel medio periodo.

Queste dinamiche trovano conferma nell’analisi quantitativa, dove si evidenzia la variazione di export per i settori più salienti. Per l’automotive, già in calo nel periodo pre-dazi, si prospetta un crollo del 30%.

I comparti esenti dall’aumento delle barriere tariffarie, tra cui il farmaceutico e i semiconduttori, mostrano una crescita superiore al 30%, grazie a importanti investimenti infrastrutturali in Intelligenza Artificiale e digitalizzazione.

Infine, si osserva una dinamica paradossale nelle materie prime industriali: nonostante l’inasprimento tariffario, le proiezioni indicano una crescita del +7%. Questo evidenzia una vulnerabilità strategica degli USA: la produzione domestica statunitense non è in grado di soddisfare la domanda interna e costringe gli importatori americani ad assorbire i dazi pur di non fermare le linee produttive.

Nuovi mercati e opportunità per l’export italiano

Germania e USA continuano a rappresentare i principali mercati di sbocco per l’export italiano. Tuttavia, la continua incertezza geopolitica e il crescente aumento delle barriere tariffarie rendono necessaria una strategia di diversificazione dei mercati.

L’Italia si orienta infatti verso nuovi spazi e la ricerca verso nuovi mercatiOpen to Business”, che offrono opportunità di crescita.

Tra le nuove frontiere dell’export spicca l’India, che si conferma un mercato in continua espansione strutturale. Ne è conferma il recente accordo di libero scambio siglato con l’Unione Europea.

Il Messico si propone come hub cruciale per la meccanica strumentale e porta d’accesso per il mercato nordamericano. La Spagna emerge come unico faro nella nebbia europea. Parallelamente, Polonia, Romania e Repubblica Ceca continuano a sostenere la domanda interna e offrono una vicinanza logistica preziosa.

Inoltre, è presente una forte domanda anche nelle aree della Turchia e dell’ASEAN, tra cui Thailandia e Indonesia, caratterizzate da una crescente apertura commerciale e da un aumento della richiesta di beni ad alto valore aggiunto e agroalimentare confezionato.

Scenari 2026: cosa aspettarsi?

Nel 2025 l’export è stato caratterizzato sia da driver di crescita sia da pressioni del mercato globale: si è passati da un export reattivo a un export proattivo.

La chiave di successo per affrontare il 2026 nel migliore dei modi è leggere il mercato prima che cambi direzione: monitorare costantemente i tassi di cambio, utilizzare nuovi regimi tariffari e direzionarlo verso nuove opportunità di mercato.

Parallelamente, il successo sarà dato dalla corretta analisi e interpretazione dell’andamento in continua evoluzione del mercato globale: mentre alcuni settori e geografie rallentano, altri generano nuove opportunità strategiche di profitto.

Il mantra, quasi da consulenti finanziari, è quello di diversificare i mercati di destinazione, non disdegnare aree distanti e tradizionalmente poco considerate, in virtù di una crescita che i mercati “occidentali” non vedono ormai da anni.

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