731 milioni di euro per i progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale ad alto impatto tecnologico. Sportello aperto fino a metà febbraio
Gli Accordi per l’innovazione tornano al centro della politica industriale italiana. La nuova finestra da 731 milioni di euro dedicata ai progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale ad alto impatto tecnologico. Si tratta di uno degli strumenti più impattanti in termini di ticket per singolo progetto, con importi compresi tra 5 e 40 milioni di euro. Le risorse sono destinate a spingere filiere come automotive, semiconduttori, robotica, quantistica e reti di telecomunicazione.
La combinazione di contributo a fondo perduto e finanziamento agevolato, le intensità differenziate per dimensione d’impresa, le premialità per il Mezzogiorno e per chi investe su parità di genere e collaborazione pubblico-privato sono misure pensate per spingere le filiere italiane a salire di livello tecnologico. Ma anche per attrarre investimenti qualificati, rafforzare i legami tra imprese e sistema della ricerca. E ancora, per allineare gli incentivi alle priorità europee su transizione digitale, sostenibilità ambientale e riduzione dei divari territoriali.
Che cosa sono gli Accordi per l’innovazione
Gli Accordi per l’innovazione sono strumenti negoziali con cui il Mimit cofinanzia – insieme alle Regioni e ad altre amministrazioni pubbliche – grandi progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale ritenuti strategici per la competitività tecnologica del Paese. In pratica le imprese (singole o in partenariato) definiscono un progetto di ricerca e sviluppo e il Ministero negozia un accordo quadro. Dopodiché l’intervento viene sostenuto con contributi e finanziamenti agevolati.
Questa nuova edizione è disciplinata dal decreto ministeriale del 4 settembre 2025. Il decreto ridefinisce le procedure di concessione ed erogazione delle agevolazioni a valere sul Fondo per la crescita sostenibile. È inoltre disciplinata dal decreto direttoriale del 27 ottobre 2025 che fissa termini, modalità di presentazione delle domande, criteri di valutazione e regole per i costi ammissibili.
Il nuovo sportello è orientato a progetti che utilizzano le Key enabling technologies per generare nuovi prodotti, processi o servizi. O che propongono un miglioramento di quelli esistenti, nei settori manifatturiero, digitale e delle telecomunicazioni.
La dotazione finanziaria
La dotazione dei nuovi Accordi per l’innovazione è pari a 731 milioni di euro, stanziata con il decreto ministeriale del 4 settembre 2025 e ripartita su due macrogruppi di aree tecnologiche coerenti con gli allegati al decreto.
Il primo blocco, pari a 530 milioni di euro, è destinato a progetti che ricadono nelle aree di intervento legate ad automotive e competitività industriale nel settore dei trasporti, materiali avanzati, robotica e semiconduttori. L’obiettivo politico-industriale è accompagnare la trasformazione della mobilità. Oltre a potenziare la catena del valore dei materiali innovativi e sostenere lo sviluppo di sistemi robotici e componenti microelettronici che sono alla base dell’industria 4.0 e 5.0.
Il secondo blocco, pari a 201 milioni di euro, è invece dedicato alle aree dell’innovazione più di frontiera. Dunque tecnologie quantistiche, reti di telecomunicazione, cavi sottomarini, realtà virtuale e aumentata. A queste risorse nazionali possono aggiungersi gli apporti finanziari delle Regioni e di altre amministrazioni tramite gli Accordi quadro definiti sulla base di manifestazioni di interesse.
Il quadro finanziario, comprensivo dei cofinanziamenti territoriali e delle eventuali riserve, viene pubblicato sul sito del Ministero delle Imprese e del Made in Italy nella sezione dedicata agli Accordi per l’innovazione.
| La ripartizione dei fondi 530 M€ – Settori core: automotive, trasporti, materiali avanzati, robotica, semiconduttori 201 M€ – Tecnologie di frontiera: tecnologie quantistiche, reti telecom, cavi sottomarini, realtà virtuale/aumentata |

Quali sono le imprese beneficiarie
La misura dei nuovi Accordi per l’innovazione è rivolta alle imprese che esercitano attività industriali o di trasporto ai sensi dell’articolo 2195 del Codice civile. Sono comprese anche le imprese artigiane e ausiliarie delle precedenti attività, oltre ai centri e agli organismi di ricerca.
I progetti possono essere presentati singolarmente o in forma congiunta, fino a un massimo di cinque soggetti co-proponenti. In quest’ultimo caso è necessario formalizzare la collaborazione tramite strumenti giuridici quali contratto di rete, consorzio o accordo di partenariato con la garanzia della ripartizione di ruoli, responsabilità e risultati.
Ciascuna impresa può presentare una sola domanda come soggetto singolo o capofila di un progetto congiunto, ma può partecipare come co-proponente a più progetti, a condizione che la somma dei costi ammissibili non superi il 60% del proprio fatturato medio sugli ultimi due bilanci approvati. È una clausola di disciplina finanziaria pensata per evitare che un singolo soggetto si sovraccarichi di iniziative sproporzionate rispetto alla propria dimensione economica.
Per gli organismi di ricerca il decreto prevede maggiore flessibilità. Possono partecipare a più progetti tramite diversi dipartimenti, istituti o unità dotate di autonomia gestionale e finanziaria con il vincolo che ogni unità possa essere coinvolta in un solo programma per ciascuna area di intervento.
Dimensione, durata e natura dei progetti finanziabili
Le iniziative agevolabili devono prevedere spese e costi ammissibili non inferiori a 5 milioni di euro e non superiori a 40 milioni di euro con una durata compresa tra 18 e 36 mesi. I progetti devono quindi essere avviati dopo la presentazione della domanda, pena l’inammissibilità delle spese.
Sul piano contenutistico sono ammessi solo progetti che comprendano attività di ricerca industriale e sviluppo sperimentale, in linea con le definizioni del regolamento dell’Unione europea sugli aiuti di Stato per ricerca e sviluppo. La ricerca industriale copre la generazione di nuove conoscenze e tecnologie. Lo sviluppo sperimentale riguarda invece la prototipazione, la realizzazione di prodotti o processi pilota e le attività di validazione in ambiente rilevante. Restano escluse le mere modifiche di routine o gli adeguamenti periodici a soluzioni già esistenti.
L’orizzonte tecnologico è quello delle tecnologie abilitanti fondamentali: dai materiali avanzati alla microelettronica, dalla robotica all’intelligenza artificiale, dalle reti ultra-broadband alle tecnologie quantistiche. L’obiettivo è generare un salto di qualità misurabile in termini di competitività, impatto ambientale e ricadute industriali lungo le filiere manifatturiere e digitali.

Spese ammissibili
Il decreto direttoriale elenca le categorie di costo che possono essere coperte dalle agevolazioni. Rientrano innanzitutto i costi relativi al personale direttamente impegnato nelle attività di ricerca e sviluppo e dunque ricercatori, tecnici e altro personale ausiliario. Sono esclusi i profili amministrativi, contabili e commerciali.
Sono inoltre ammissibili gli strumenti e le attrezzature di nuova fabbricazione, nella misura in cui sono utilizzati per il progetto e limitatamente alle quote di ammortamento riferite alla durata dell’iniziativa. A questi si affiancano i servizi di consulenza e di ricerca contrattuale, comprese le spese per l’acquisizione o la licenza di risultati di ricerca, brevetti e know-how, purché a condizioni di mercato e funzionali allo sviluppo del progetto.
Le spese generali e i materiali di consumo collegati alle attività progettuali sono riconosciuti in forma forfettaria fino a un massimo del 20% del totale dei costi ammissibili relativi a personale, strumenti, attrezzature e servizi di consulenza. Tutti i costi devono essere tracciati in una contabilità separata o mediante un sistema di codifica specifico. Devono inoltre essere supportati da documenti contabili con pieno valore probatorio e collegati a pagamenti effettuati nel periodo di svolgimento del progetto.
È infine possibile utilizzare il prototipo o il prodotto pilota anche a fini commerciali, ma solo se coincide con il prodotto finale e se il costo di fabbricazione è troppo elevato per limitarne l’impiego alla sola dimostrazione. In questa ipotesi i costi sono ammissibili solo pro-quota, proporzionati al tempo di utilizzo per ricerca e sviluppo. Gli eventuali ricavi generati nel corso del progetto devono essere sottratti dal costo ammissibile.
| Cosa finanzia Personale: ricercatori, tecnici e staff ausiliario direttamente coinvolto. Strumenti e attrezzature: nuovi, usati per il progetto (ammissibili le quote di ammortamento). Servizi e consulenze: ricerca contrattuale, brevetti e know-how a condizioni di mercato. Spese generali e materiali di consumo: forfettarie, fino al 20% dei costi ammissibili principali. Prototipi/piloti: utilizzo commerciale ammesso solo se coincide con il prodotto finale. |
Contributo e finanziamento agevolato
Le agevolazioni si articolano in due strumenti: un contributo diretto alla spesa e, per le sole imprese che lo richiedono, un finanziamento agevolato. Il contributo alla spesa è concesso entro i limiti massimi calcolati sul totale dei costi ammissibili del progetto. Ovvero: 45% per le piccole imprese, 35% per le medie imprese, 25% per le grandi imprese. Il finanziamento agevolato può coprire fino al 20% delle spese ammissibili ed è una leva aggiuntiva e non obbligatoria che si affianca al contributo.
Per gli organismi di ricerca il regime è più lineare. Le agevolazioni vengono concesse come contributo diretto alla spesa, con un’intensità pari al 50% dei costi per le attività di ricerca industriale e al 25% per le attività di sviluppo sperimentale.
È poi previsto un aumento di 15 punti percentuali dell’intensità di aiuto, sempre nel rispetto dei massimali dell’Unione europea. L’aumento si applica quando ricorre almeno una delle seguenti condizioni: il progetto prevede una collaborazione effettiva tra imprese, di cui almeno una Pmi, senza che un singolo partner sostenga da solo più del 70% dei costi. È interamente realizzato nelle regioni del Mezzogiorno. O prevede una collaborazione effettiva tra impresa e uno o più organismi di ricerca che sostengono almeno il 10% dei costi ammissibili e mantengono il diritto di pubblicare i propri risultati.
La riserva per il Mezzogiorno
Una quota pari al 34% delle risorse complessive è riservata ai progetti da realizzare nelle regioni del Mezzogiorno: Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Calabria, Puglia, Sardegna e Sicilia. Questa previsione allinea la misura alla strategia nazionale di coesione e alla normativa che impone una quota minima di investimenti nelle aree meno sviluppate.
In parallelo l’intervento è vincolato al rispetto del principio Dnsh (Do no significant harm) definito dal regolamento europeo sulla tassonomia sostenibile. In sede istruttoria il soggetto gestore verifica che il progetto non arrechi un danno agli obiettivi ambientali europei e che gli impatti siano mitigati e coerenti con i target di transizione verde. Il mancato rispetto del principio Dnsh è motivo di inammissibilità, indipendentemente dalla qualità tecnologica della proposta.
Valutazione, punteggi e graduatoria
L’accesso alle agevolazioni avviene tramite una procedura valutativa negoziale. Dopo la chiusura dello sportello il Ministero delle Imprese e del Made in Italy forma graduatorie distinte per le diverse dotazioni di risorse. Le graduatorie sono basate sul punteggio attribuito ai progetti, in funzione dei criteri fissati dall’articolo 9 del decreto e dettagliati nell’allegato 8.
La valutazione si articola infatti in tre macro-criteri: caratteristiche del soggetto proponente (solidità economico-finanziaria, capacità tecnico-organizzativa, capacità di rimborsare il finanziamento agevolato), qualità tecnico-scientifica e fattibilità del progetto e impatto atteso in termini di competitività, crescita, sfruttamento e disseminazione dei risultati.
Per superare la soglia di ammissibilità istruttoria devono essere rispettate tre condizioni. La prima è un punteggio minimo per ciascun criterio (almeno 18 punti per le caratteristiche del proponente, 25 per la qualità del progetto e 12 per l’impatto). La seconda è un punteggio complessivo di almeno 70 punti. Infine, nel caso di richiesta di finanziamento agevolato, l’indicatore di capacità di rimborso deve essere almeno pari a 3,2.
Un elemento interessante è l’introduzione di una premialità per la certificazione della parità di genere. I soggetti proponenti che, alla data del 31 dicembre precedente la domanda, possiedono la certificazione ottengono 2 punti aggiuntivi sul punteggio individuale. Questa maggiorazione è però applicata in fase istruttoria e non incide sulla formazione della graduatoria iniziale di accesso che resta basata sui punteggi dei progetti.
In caso di parità di punteggio tra due o più proposte, prevale il progetto con il minor costo ammissibile. Si tratta di un criterio che, a parità di qualità, favorisce le iniziative più efficienti nel rapporto tra risorse richieste e risultati attesi.

Tempistiche e sportello
Le domande di agevolazione devono essere presentate solo in via telematica a partire dalle 10 del 14 gennaio 2026 fino alle 18 del 18 febbraio 2026. Occorre utilizzare la piattaforma gestita da Mediocredito Centrale, raggiungibile all’indirizzo fondocrescitasostenibile.mcc.it. Le domande presentate con modalità diverse o oltre i termini sono considerate irricevibili.
A curare per conto del Mimit l’istruttoria tecnico-amministrativa dei progetti, l’erogazione delle agevolazioni e le attività di monitoraggio e controllo è il Mediocredito Centrale in qualità di soggetto gestore del Fondo per la crescita sostenibile. A seguito della domanda il gestore genera il Cup (Codice unico di progetto) e lo comunica ai beneficiari, compresi enti pubblici e organismi di diritto pubblico, previo conferimento di delega.
Le graduatorie di accesso alla fase istruttoria devono essere pubblicate entro 15 giorni dalla chiusura dello sportello sul sito del Mimit. Al termine dell’istruttoria, eventuali scostamenti tra i dati dichiarati in domanda e quelli emersi dalle verifiche comportano il rischio di una rimodulazione della posizione nella graduatoria finale.


